Insegnanti o pecoroni?
In tutta la fase che vedeva la nascita della riforma Moratti, gli insegnanti tecnico pratici italiani, si sono mossi alle prime avvisaglie di pericolo. In quasi tutte le province italiane, hanno costituito dei coordinamenti spontanei e trasversali con lo scopo di difendere quel segmento importante della didattica scolastica che è rappresentato dai laboratori. Ad oggi non si sa se lo scopo è stato raggiunto, certo è che non si sono risparmiati in campagne di fax, e-mail, interviste radiofoniche, televisive, scioperi, articoli su tutte le testate e portali che si occupano di scuola. Forse qualcosa rispetto alla prima stesura è cambiata, il ministro oggi parla di didattica del saper fare (noi diciamo didattica nei laboratori) per la prima volta è specificato che i licei saranno caratterizzati da indirizzi che comprenderanno attività professionalizzanti. Questo significa che la figura del docente tecnico pratico sarà mantenuta? Questo è quello che sperano circa 35.000 insegnanti italiani, qualcosa di più, però, poteva essere fatto se solo il ministro avesse realmente interpellato le figure che da sempre nella scuola vi operano:gli insegnanti. Non possono dire la stessa cosa i “dotti” di Diritto, questi quasi tutti avvocati, dunque bravi nel difendersi (?) non sono riusciti neanche a coordinarsi per rispedire al mittente una riforma che, di fatto, gli dimezza le ore di lezione e cosa più grave priva gli studenti della cultura giuridica. Hanno avuto un po’ di fortuna in più i docenti di educazione fisica. Questi addirittura hanno rievocato le attività sportive dei “balilla” nel periodo fascista, dunque, hanno colpito nell’orgoglio la componente di destra governativa. Hanno avuto successo, il monte ore settimanale è stato aumentato di un’ora, restituendogli quanto gli avevano tolto. Insegnanti, dunque teste pensanti o pecoroni? Il dubbio mi assale quando assisto inerme, alle votazioni dei Collegi dei Docenti. Luogo nel quale, si governa la sede scolastica, ebbene il più delle volte si votano provvedimenti che danneggiano, di fatto, gli stessi votanti, quasi a limite dell’autolesionismo. Si è votato (sotto suggerimento RSU) di recuperare i famigerati “10 minuti” attraverso la sostituzione di colleghi assenti, stravolgendo il contratto collettivo nazionale che in realtà prevede altro. Ma non solo, attraverso questa pratica si contribuisce volontariamente e senza compenso, alla copertura dei posti vacanti, togliendo anche la possibilità di lavorare ai giovani supplenti. Dunque, insegnanti non più “pensatori” ma “pecoroni”? Tutti pronti ad alzare la mano (votare) pur di uscire dal Collegio e senza rendersi neanche conto di cosa hanno votato (pecoroni?)! Allora mi domando se gli insegnanti (vedi quelli francesi) avessero lottato di più per fermare la riforma della scuola, forse oggi parleremmo d’altro. Le belle teste pensanti, forse si sono lasciati sopraffare dalle problematiche giovanili al punto da non capire che ciò che si è approvato frantuma e impoverisce la scuola? E’ possibile che chi ha più titoli meno riesce a fotografare la propria realtà lavorativa? Allora bravi ITP, non solo attraverso il fare (pratico) riuscite ad appassionare i ragazzi ma soprattutto per aver avvertito per tempo il pericolo e per aver cercato di fermare ciò che, di fatto, impoverisce la scuola pubblica!
Stumble It!











