Inchiesta di report: i soldi investiti nei fondi pensione sono al sicuro?

Ogni giorno tutte le televisioni nazionali e locali trasmettono diversi spot che dovrebbero informarci su come investire il nostro TFR. In realtà non sono altro che spot pubblicitari. Vi starete chiedendo con quali soldi sono pagati? Semplice, con i nostri! Infatti, la Finanziaria del 2007 ha stanziato 17 milioni di euro per campagne informative “intese a promuovere adesioni consapevoli” ai fondi pensione, insomma pubblicità a spese della collettività per aderire ai fondi pensione. Sapete chi gestirà questi fondi? Anche questo è facile da intuire: sindacati e rappresentanti del ministero uniti in un connubio matrimoniale. Le cifre sono da capogiro 13 miliardi di euro l’anno, una montagna di soldi, ma siamo sicuri che saranno investiti in maniera corretta? A tal proposito la scorsa stagione televisiva REPORT ha dedicato una puntata di approfondimento su queste tematiche, ne sono emerse delle belle, vi consiglio di seguire con attenzione il filmato [link]. Peraltro va ricordato che l’ultima legge Finanziaria ha anticipato la liberalizzazione del TFR di un anno e, quasi, costringe i lavoratori ad aderirvi. Nel contempo finanzia una campagna informativa, con i soldi di tutti, di 17 milioni di euro per il solo 2007. Non sarà mica per questo motivo che i sindacati non hanno mosso un solo dito per evitare i pesanti tagli in essa contenuti? A pensar male si fa peccato, ma a volte…

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5 Risposte

  1. gprijetti ha detto:

    Non c’è bisogno di Report, trasmissione encomiabile, per capire che i famosi fondi pensione non sono altro che fondi a rischio (grande o piccolo poco importa).
    Sino a ieri il TFR era remunerazione consolidtata e certa che veniva rivalutata (poco) a termini di legge e liquidata al lavoratore a fine rapporto salvo fallimento dell’azienda.
    Da oggi il TFR è una remunerazione che viene immessa sul mercato degli investimenti o della speculazione dove il rendimento o la perdita del capitale sono fuori del controllo del titolare.
    Mi si dice che questo è il mercato, bellezza.
    Io non ho chiesto di partecipare a questo “mercato”.
    Nel sistema manca una opzione fondamentale: permettere al lavoratore incassare mensilmente le quote TFR insieme allo stipendio per farne quel che meglio crede anziché avere l’obbligo di versarle o all’azienda, o all’INPS o ai diversi fondi.
    Con questa opzione forse avremmo una situazione equa.
    Allo stato attuale abbiamo semlicemente un passaggio da una garanzia limitata ad un sorta di scommessa illimitata.
    Non credo che esista un solo lavoratore disposto a metter i propri soldi in mano a terzi perché li rischino come meglio credono.
    Purtroppo le nuove norme relative al TFR questo di fatto impongono.
    Trovo vergognose ma legittime le azioni di marketing delle banche che vogliono acaparrarsi i soldi ora resi disponibili.
    Trovo vergognoso e disonesto il comportamento dei sindacati su questo tema che si conferma una sconfitta clamorosa per tutti i lavoratori.
    gprojetti

  2. Arturo Paleni ha detto:

    anni fa avevo valutato con il mio assicuratore la possibilità di costruirmi una qualche previdenza integrativa (molto simile agli attuali fondi pensione). Eravamo arrivati alla conclusione che il gioco non valeva assolutamente la candela (anche per gli elevati costi di sottoscrizione) e che sarebbe stato più saggio/redditizio impegnare tali capitali in titoli di stato.
    Credo che tali conclusioni siano oggi ancor più che valide.
    In alternativa non avrei dubbi a lasciare i soldi in azienda.

  3. Claudia ha detto:

    Il fatto è che da qualsiasi parte si guardi si vede solo la fregatura, paghiamo gli stessi soldi (se non di più) di chi è giàin pensione, prenderemo una pensione pubblica penosa e molto più in là negli anni rispetto ai nostri genitori, avremo una pensione integrativa che se va bene sarà misera, se va male non ci sarà perchè i fondi saranno falliti, le donne saranno ulteriormente penalizzate, se vorremo la reversibilità ci saràun’altra penalizzazione sull’assegno e avremo perso il tfr. E poi ci dicono che la vita media aumenta, secondo me finiremo con il morire di stenti su una strada aiutando quindi l’inps a far tornare i conti.

  4. luvaltol ha detto:

    Dal momento che è evidente il fallimento totale dello stato su questo argomento, sarebbe quantomeno equo, anzi un diritto costituzionale, che il lavoratore decidesse in proprio cosa fare dei propri soldi.
    Si parla di liberalizzazione, di mercato, di adeguamento agli altri paesi europei ma alla fine ci costringono a scegliere come si votava ai tempi dell’ unione sovietica…

  1. 9 Dicembre 2009

    […] osò protestare, intendiamoci, ma la percentuale era così irrilevante da consentire, a chi di dovere, di non tenerne neppure conto. Del resto a chi […]