Gli insegnanti contestano i sindacati per l’accordo sulle pensioni del 23 luglio scorso.
1 ottobre 2007 by: Liborio Butera
Dopo i metalmeccanici della FIOM
adesso a contestare l’accordo sulle pensioni del 23 luglio tra sindacati e governo ci si è messa persino la scuola, almeno a Biella. Nell’assemblea tenutasi presso l’istituto tecnico cittadino, gli insegnanti hanno contestato con veemenza tale accordo. Le motivazioni addotte erano che le sigle sindacali prima di firmare “l’accordo bidone” non avevano in nessuna maniera interpellato i lavoratori e nel caso specifico è stato firmato mentre la scuola era in vacanza. Addirittura – secondo una lucida analisi fatta da un docente – tale accordo in alcuni casi è persino peggiorativo rispetto alla precedente riforma Maroni. Il ritocco dei coefficienti di rendimento previdenziale renderà sempre più misere le pensioni future. L’aumento dello 0,09% dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori a partire dal 2011, provocherà un ulteriore taglio dei magri salari. Contestata anche la preparazione da parte del governo di un piano per unificare gli enti previdenziali che ovviamente porterà ad un travaso di soldi dai fondi in attivo (quello dei lavoratori dipendenti) a quelli in passivo (quelli dei dirigenti d’azienda, autonomi). Insomma, le contestazioni dei docenti volevano far notare come in realtà non era cambiato nulla della riforma Maroni e soprattutto non erano d’accordo con la firma di Cgil-Cisl-Uil. Un altro momento particolarmente “caldo” dell’assemblea è stato quando i lavoratori presenti sono stati chiamati a votare per approvare l’accordo di luglio, non per alzata di mano palese, ma attraverso una scheda da inserire in un’urna che sarà poi scrutinata nelle sedi sindacali e non alla presenza dei votanti. Qualcuno dalla platea, forzando un po’ il concetto, ha paragonato questo sistema di voto a quello adottato dal regime birmano. Alla luce delle contestazioni, sarebbe interessante vedere i risultati dello scrutinio visto che l’assemblea in larga maggioranza è parsa orientata a votare NO.



