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Ballarò - scuola in prima linea, picchiati i proff.

La scuola alcune volte rappresenta l’ultimo baluardo dello Stato sul territorio, soprattutto in quei quartieri periferici come il Ballarò di Palermo dove il degrado e il disagio sociale raggiungono livelli di guardia. E proprio in questo quartiere c’è una scuola media, la media “Verga”, che con i suoi insegnanti cerca di resistere alla violenza cercando di integrare le varie le varie etnie (18) che compongono la popolazione scolastica. Il compito non è affatto facile e lo dimostrano gli ultimi episodi di violenza subiti dagli insegnanti: il vicepreside dopo un’aggressione è finito in ospedale con la testa rotta, un’insegnante percossa, costretta a una settimana di malattia, e un’altra fatta cadere a terra da un gruppo di alunni. Spesso racconta il preside dell’Istituto “la convivenza spesso non è semplice. I ragazzini litigano tra loro e quando tentiamo di dividerli subiamo le loro reazioni. Negli ultimi giorni - prosegue la Preside - i docenti sono stati costretti a chiamare la polizia perchè sono accaduti diversi episodi violenti che esprimono tutti i problemi di questo quartiere e di bambini spesso sono lasciati soli da famiglie poco presenti o costrette a lavorare fuori casa tutto il giorno”. La scuola è anche questo, ma spesso i media preferiscono dare risalto a quegli episodi che fanno più “notizia”.

3 Responses to “Ballarò - scuola in prima linea, picchiati i proff.”

  1. 1
    sergio:

    Tempo fa ho conosciuto alcuni insegnati di quella scuola. Non è il caso più “difficile” in città, ma certamente è tra quelli che richiedono una particolare attenzione.
    Tra le possibili soluzioni ne segnalo una: formare classi distinte per alunni e per alunne (con insegnanti, alunni e genitori che accettino liberamente l’esperimento).
    Negli Stati Uniti è stato pubblicato un libro della femminista (di quelle con buon senso) CRISTINA HOFF SOMMERS, “The War Against Boys. How Misguided Feminism Is Harming Our Young Men”, molto documentato, nel quale si riferisce di una scuola in cui sono stati riuniti nella medima classe gli alunni maschi che presentavano le caratteristiche tipiche di coloro che ogni anno venivano “bocciati” (poveri, neri, ispanici, con situazioni familiari particolari ecc.).
    Riunire i “peggiori” in una classe presenta vari rischi, ma in quel caso si puntava sul fatto che un’educazione omogenea per sesso offre numerosi vantaggi. La classe è stata affidata ad un insegnante motivato, abbastanza giovane, il quale in poche settimane si è conquistato la stima di quelle “pesti”, facendone un gruppo molto unito. In pochi mesi i ragazzi hanno cominciato ad impegnarsi come non avevano mai fatto nei 5 anni precedenti. Alla fine dell’anno scolastico quella è risultata la migliore “sesta” classe della scuola.
    Cosa sia avvenuto negli anni successivi, sarebbe interessante verificarlo, ma un dato mi sembra evidente: a parità di capacità di docenti e alunni, e pur in presenza di un disagio sociale, culturale e familiare negli alunni, un’educazione impartita in ambiente omogeneo per sesso ha dato risposte tendenzialmente migliori rispetto a quelle ottenute da un’educazione impartita in classi miste.
    Poichè i buoni risultati delle scuole single-sex sono documentati ormai in tutto il mondo, anche per le situazioni “normali”, mi domando se non sarebbe il caso, anche in Italia, di mettere quanto meno in discussione l’attuale monopolio del modelo di scuola mista. Magari si potrebbe iniziare da questi casi, come quello della scuola “Verga”, nei quali è abbastanza evidente che il sistema attuale non riesce ad incidere adeguatamente.
    Che ne pensate?

  2. 2
    Marilena:

    Ho 29 anni, laureanda in Economia e Commercio. Mi offro volontaria x venire ad insegnare-educare i bimbi di Ballarò. Nn voglio autoelogiarmi qui, ma credo di potercela fare.Chi è interessato mi contatti via mail.Garzie

  3. 3
    sergio:

    per Marilena: la tua disponibilità è apprezzabile. Io non ho voce in capitolo. Mi interesserebbe però sapere da dove inizieresti o cosa consiglieresti a chi lavora in ambienti “difficili”.
    Grazie

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