Zuppa di Tenerume, una squisitezza cattolicese
25 luglio 2008 by: Liborio Butera
“Il tinnirume, foglie e cime
di cucuzzeddra siciliana, quella lunga, liscia, di un bianco appena allordato di verde, era stato cotto a puntino, era diventato di una tenerezza, di una delicatezza che Montalbano trovò addirittura struggente. Ad ogni boccone sentiva che il suo stomaco si puliziava, diventava specchiato come aveva visto fare a certi fachiri in televisione. “Come lo trova?” spiò la signora Angelina. “Leggiadro” disse Montalbano. E alla sorpresa dei due vecchi arrossì, si spiegò. “Mi perdonino, certe volte patisco daggettivazione imperfetta”.
Il brano in corsivo è tratto dal romanzo di Andrea Camilleri “Il cane di terracotta” edito da Sellerio. Ci serviamo di questo breve scritto per parlare di questa straordinaria verdura tipica dell’agrigentino, ma che in particolare si coltiva nel territorio di Cattolica Eraclea. Diverse sono le ricette realizzate con questa prelibata e tenerissima verdura, su tutte ricordiamo la “zuppa di tenerume”: Gli ingredienti sono: appunto la tenerume, zucchine, pomodori (mezzo cachì), patate, aglio, filetti di acciuga, olio extravergine di oliva, sale, pepe e fette di pane tostato. A contrario di quel che può sembrare è un piatto fresco e si consuma in estate.




Ho la vaga sensazione che qualcuno si stia divertendo e degustando alla faccia nostra!!!!:-)))
Dici bene, Giuseppe, mail bello deve ancora venire. Hai mai sentito parlare di “brioscie”?
Mi fa ricordare la famosa pasta “chì tinnirumi”…
No liborio, almeno sicuramente non sono quelle francesi;)
Ho sentito che ha fatto un bel casino il maltempo da quelle parti!!
Un abbraccio