Licenziamento dei precari, scrive una docente

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta, l’ennesima, indirizzata al ministro Gelmini. Scrive la prof.ssa Mariateresa Cossolini dell’Associazione Docenti Precari di Milano, che non è riuscita a trattenersi dopo le recenti dichiarazioni del ministro. Aggiungo solo una mia considerazione: in passato non mi era mai capitato di vedere nessun ministro contento per i tagli al suo dicastero, mai! Il bello è che per il ministro della Pubblica Istruzione questa è “musica per le sue orecchie”, dichiarazione rilasciata all’inviato di Striscia la Notizia che la incalzava circa il taglio dei bidelli nelle scuole riducendoli ad una sola unità per istituto scolastico.
Gentile signor Ministro,
impossibile vincere la tentazione di scrivere, impossibile non raccogliere le Sue provocazioni.
Basta sfogliare un giornale qualunque, impossibile che non si parli delle Sue affermazioni. Certo la scuola è un punto caldo ed è normale che lasciata la riservatezza di inizio dicastero ora si trovi alla ribalta, anche perché, parliamoci chiaro, pochi Suoi predecessori hanno osato ribaltare la scuola come un calzino nel giro di pochi mesi. Efficienza? Mi permetta di dubitarne.
Vuole riformare la scuola? Perfetto. Nulla da eccepire. Non è questo il problema. Il problema è che non vuole ascoltare nessuno. Ha già deciso. O con Lei o contro di Lei.
Leggo su Repubblica di oggi questa Sua affermazione “Ci sono due Italie: quella che lavora, progetta e vuole essere pagata meglio. Poi ci sono piccole frange che preferiscono protestare e mantenere lo status quo: lasciamoli stare”.
Capisco che La disturbi che si sia organizzato un “No Gelmini Day”, ma sa com’è: l’essere famosi ha un rovescio della medaglia, non sempre si può essere acclamati. Forse ci sono due Italie, una che lavora e una che protesta, e che ovviamente, secondo Lei, per sillogismo, non lavora. Come se le due cose potessero escludersi a vicenda. La sua affermazione se non altro conferma un dualismo che rappresenta la colonna sonora della sua riforma: tra poco non ci saranno solo due Italie ma anche due gruppi di docenti: quelli che hanno abbastanza anzianità di servizio da poter continuare il loro lavoro e quelli che saranno riciclati, alla faccia della qualità dell’insegnamento, perché soprannumerari. Dimenticavo: ci saranno anche gli ex precari della scuola, ma di loro, come ha già detto, Lei non può certo farsi carico. In più questi sono sicuramente parte delle “piccole frange” che protestano e quindi come tali non lavorano e sarebbe pertanto inutile occuparsi di loro.
Come rappresentate del Governo dovrebbe quanto meno essere garante di democrazia, mi scusi se mi permetto, ma non riesce ad essere nemmeno questo, accusa chi protesta di mistificazione, ma è la prima a farne uso.
ASSOCIAZIONE DOCENTI PRECARI MILANO
Prof.ssa Mariateresa Cossolini
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