Intervista a Flavia Arzeni Biancheri

26 ottobre 2008 by: Liborio Butera

Flavia Arzeni Biancheri, vincitrice del Premio Grinzane Cavour – Cesare Pavese, inaugurando la stagione autunnale 2008 dei “Martedì letterari” alla Sala Privé del Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo, ha presentato il suo ultimo libro “Un’educazione alla felicità. La lezione di Hesse e Tagore” (Rizzoli Editore). È stata introdotta da Ito Ruscigni e sono intervenuti Maurizio Moreno e Mario Andrea Rigoni. Un trionfale successo di pubblico e di critica.

Decisamente soddisfatta del buon risultato, ha accettato il nostro invito a concederci una interessante intervista.

Se dovesse trascrivere una sua autobiografia, come si descriverebbe?

Mi descriverei una persona rinascimentale, più completa possibile. È difficile per una donna creare uno sviluppo armonico dei vari aspetti. La cosa che prevale oggi in una donna è sicuramente il desiderio di affermazione. I due autori del mio libro riflettono l’ideale umanitario sopra ogni cosa“.

Si sente di più una grande lettrice oppure grande studiosa?

Leggo molto. Di tutto. Sono una grande lettrice. Elaboro quanto leggo per trasmettere ai giovani, per comunicare con i giovani. È un modo per apprendere, per imparare anche da loro, confrontandosi con i giovani e non solo. Ciò permette al bravo e buon lettore di dialogare con gli altri in maniera più consapevole. Bisogna leggere tanto e sempre. La lettura porta ad arricchirti non solo intellettualmente, ma anche, e soprattutto, spiritualmente. Bisogna invogliare i giovani a leggere di più e di tutto“.

Cos’è che l’ha spinta a scoprire Hesse e Tagore?

Hermann Hesse è stato da ragazza la mia passione, il mio lavoro con la letteratura tedesca e Freedman. Di Rabindranath Tagore, Premio Nobel che viene dalla cultura indiana, ho apprezzato e fatti miei la passione e il grande amore per i viaggi. Tagore fu un grande viaggiatore. Hesse un ostinato sedentario. Per conoscere meglio Tagore mi sono recata, come moltissimi altri visitatori, a vedere le dimore che hanno abitato e dove se ne conserva il ricordo. Ho visitato in lungo e in largo l’India. Sono stata a Montagnola, un piccolo paese del Canton Ticino, nei pressi di Lugano. Ho letto la maggior parte dei libri di Hermann Hesse. Tutta questa passione per questi due scrittori e poeti mi è nata da ragazza. Passione e amore che mi hanno spinta a leggere moltissimo di loro. Entrambi premi Nobel, apparentemente diversi tra loro, anche se esiste tra loro una straordinaria affinità. Mi hanno arricchita spiritualmente, direi“.

Pensa che l’uomo d’oggi, in avanzata tecnologia, sia in grado di costruirsi una vita secondo i dettami di Hesse e di Tagore?

È da premettere che entrambi mettono in guardia l’eccesso dal farsi dominare dalla tecnologia e spingono a un recupero di una dimensione del tempo meno nevrotica. Hesse e Tagore hanno intuito che la strada verso la felicità si fonda su cose molto piccole e semplici; un buon rapporto con la natura, l’amore verso il prossimo e il diverso, il rifiuto dei dogmi e la ricerca della verità anche in tutte le altre religioni e in tutte le altre culture. Ho imparato, conoscendo i due scrittori, che la felicità si può coltivare come il giardiniere coltiva il proprio giardino, i propri fiori, le proprie piante. Per ottenere ciò, l’uomo deve seguire il graduale cammino della natura. Il giardino è il primo mediatore con la natura, il primo modo che si ha di accostarla, di conoscerla, di farsela amica“.

Quanti e quali punti indicherebbe se dovesse trattare un saggio sull’educazione alla felicità?

Il punto di partenza è la domanda su cosa la gente intenda per felicità. La risposta è duplice: a livello individuale felicità è benessere, salute, buoni rapporti familiari; a livello sociale è vivere in tempi di pace e libertà. Aggiungo: contatto diretto con la natura, rispetto dell’ambiente, fino ad assumere una forma contemplativa, attraverso lunghe passeggiate. Tagore ha avvicinato Oriente e Occidente, attraverso il dialogo tra le due culture. Il suo pensiero contribuisce, naturalmente, a creare una forma di arricchimento interiore e a riscoprire l’importanza delle piccole cose. Noi guardiamo, ma spesso non vediamo. Non è necessario essere dei grandi artisti per esternare la propria creatività. La cosa più importante di tutto è l’amore“.

Quale importanza ha avuto per lei il premio Grinzane Cavour “Cesare Pavese”?

Un’importanza, soprattutto, interiore. Quel premio mi ha arricchito ulteriormente perché, rileggendo Pavese, ho trovato altri elementi sui grandi quesiti dell’esistenza che vengono affrontati sia da Hesse, sia da Tagore“.

Cos’è la felicità? È facile, difficile o impossibile conquistarla?

La felicità è assolutamente individuale. Ciononostante, se si condivide che la felicità non è solo legata alle cose esteriori, credo che ci si possa autoeducare (definizione di Hesse)“.

Qualche suo pregio e qualche suo difetto.

Cerco l’armonia dell’ambiente che mi circonda, quindi della famiglia. Raramente mi metto in opposizione. Sono molto lenta e, spesso, indecisa“.

Il messaggio finale del libro ‘Un’educazione alla felicità. La lezione di Hesse e Tagore”.

Incontro tra Oriente e Occidente, dialogo tra le culture perché si possa imparare tanto e, perché, per amare, bisogna conoscere e conoscersi. Imparando a conoscersi, ognuno saprà come è fatta la sua strada, troverà da sé la sua risposta e, con essa, la propria porzione di felicità“.

Soddisfatta del successo di ‘Un’educazione alla felicità. La lezione di Hesse e Tagore’ ?

Soddisfatta e felice di molte testimonianze di lettrici che hanno trovato in questo libro alcuni insegnamenti preziosi. Anche contenta di una proposta di un’ulteriore edizione in lingua inglese del libro“.

Francesco Mulè – cattolicaeracleaonline

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