Addio ai sacchetti di plastica?

I sacchetti di plastica, che ci hanno accompagnato nelle nostre spese quotidiane, saranno banditi, perché ritenuti troppo inquinanti. Il percorso che separa la nascita del sacchetto fino al suo utilizzo, consta di una serie di procedure con forte impatto sull’ambiente. Dal polietilene, un prodotto derivante dal petrolio, all’impiego di energia fino allo scorrazzamento di quegli stracci di plastica abbandonati, che si vedono saltellare con il vento da una parte all’altra sotto i nostri occhi.
Il loro riciclo prevede l’uso dello stesso sacchetto fino al limite del possibile, per poi essere gettati nei cassonetti dei rifiuti, con relativo incenerimento. Il loro degrado, nell’ambiente, si realizza nell’arco di 10- 20 anni, per dissolversi del tutto in 200 anni, con l’alto rischio che entrino a far parte dell’ecosistema, specie di quello marino.
In numerosi paesi del mondo si è cercato di ridurre il loro impiego, attraverso la messa al bando oppure l’imposizione di tasse su quelli usa e getta fino a vere e proprie campagne di sensibilizzazione.
In Italia, con la legge Finanziaria del 2007, si è recepita la normativa comunitaria, che prevede la sostituzione, entro il 2010, dei sacchetti in polietilene con le bioplastiche, cioè shopper realizzati con materiali biodegradabili, come amido di mais ed oli vegetali.
In Italia, se non si usassero le 260 mila buste di plastica, si risparmierebbero 380 mila tonnellate di petrolio, con una riduzione di circa 760 mila tonnellate di CO2 nell’atmosfera.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Liborio Butera il 1 giugno 2009 alle 07:00, ed è archiviato come ambiente, attualità. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |











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