Anche in Italia la pillola abortiva Ru486

A maggioranza (quattro voti su cinque), l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha dato il via all’immissione in commercio in Italia della pillola abortiva Ru 486. Già commercializzata in vari paesi (Francia 1988,Gran Bretagna 1990, Svezia 1991,Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi 1999), la Ru486 dal 2005 è inserita nella lista dei farmaci dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).
Potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, come le interruzioni volontarie di gravidanza previste dalla legge 194. E’ stato raccomandato di utilizzare il farmaco entro la settima settimana di gestazione. “Entro questo termine, infatti, le complicanze per l’uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico”, ha spiegatoGiovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna e componente del Cda.

Le polemiche riguardanti la Ru486 si rivolgono, tra l’altro, ai 29 decessi collegati alla sua assunzione, registrati dal 1988.
A base di mifepristone, con essa viene interrotta la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto in questione consta di due farmaci: la già citata Ru486 che interrompe la gravidanza, in abbinamento a una prostaglandina; quest’ultima provoca le contrazioni uterine e l’espulsione dei tessuti embrionali.
Differenza con la pillola del giorno dopo. Non bisogna tuttavia far confusione con la cosiddetta pillola del giorno dopo, cioè un anticoncezionale che, secondo gli esperti, impedisce un eventuale annidamento dell’ovulo nell’utero.

Si raccomanda ” una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo ,onde ridurre al minimo le reazioni avverse ( emorragie, infezioni e d eventi fatali)” Aifa.


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