Comunicato Stampa a cura del MIDA PRECARI – PAS: strategie per creare il mostro!

Una strategia da sempre usata, per “tirare acqua al proprio mulino”, è quella di creare il mostro. Lo sapeva bene Nerone che non ebbe nulla da obiettare quando gli proposero di incolpare i Cristiani per l’incendio di Roma. Stessa strategia vuole oggi usare, una minoritaria frangia di docenti abilitati col TFA, nei confronti dei docenti iscritti al PAS. Vediamo allora di smontare le accuse più gravi che ci vengono rivolte. COL PAS SI REGALA L’ABILITAZIONE! ! E’ falso. I docenti iscritti al PAS studieranno sino ad acquisire 41 crediti in insegnamenti omogenei a quelli preTFA - PAS la tabella comparativavisti per in TFA. A chi, per tornaconto, racconta che il percorso PAS sarà facilitato rispetto al TFA, bastino le parole del DM 81/2013: “i crediti formativi sono indirizzati: alla verifica e al consolidamento della conoscenza delle discipline oggetto di insegnamento della classe di concorso e al perfezionamento delle relative competenze didattiche” Va poi detto che in fase di prova finale verranno valutate anche le competenze disciplinari (verifica non prevista per chi ha frequentato il TFA). Difficile credere poi, che il percorso dei PAS sarà un “pro forma”. Visto che i docenti saranno molto probabilmente gli stessi del TFA, se vale per i PAS, allora…! I DOCENTI PAS SONO PLURIBOCCIATI! E’ falso. val la pena ricordare che tra i docenti iscritti al PAS ci sono docenti già abilitati in altra materia (alcuni tramite siss, altri tramite TFA), docenti che insegnano da anni e che oltre alla laurea possono vantare master e dottorati. La frase che viene spesso usata per  denigrare i docenti iscritti al PAS è: “hanno avuto anni di tempo per abilitarsi, perché non l’hanno fatto prima?” Diamo una risposta anche a questo appunto: 1) per molte classi di concorso non esistono da tempo percorsi abilitanti, né concorsi (siss chiuse nel 2008) 2) un docente precario è, prima di tutto un essere umano, e in quanto tale ha una vita da vivere. Fatta magari di figli da mantenere, famigliari da accudire, difficoltà economiche, impossibilità a trasferirsi in Spagna o in altra regione per abilitarsi. Non è detto quindi che ad ogni bando relativo ad un percorso abilitante, corrisponda la possibilità di un docente, a parteciparvi. Alcuni docenti poi, visto che i percorsi riservati a chi ha determinati requisiti di servizio sono sempre esistiti, hanno preferito accumulare servizio piuttosto che iscriversi ai percorsi abilitanti. 3) un test è e resta un test, e può anche capitare di non passarlo. Forse per questo una laurea vale meno? Non è eccessivo ed arrogante definire il valore di una persona in seguito ad un test, ignorando volutamente, il suo percorso di studi e altri fattori? L’esperienza acquisita a scuola, ad esempio, non conta? Basarsi sull’insuccesso di alcuni in un test, per denigrare un’intera categoria di docenti rivela meschinità e una forte dose di sindrome da “primo della classe”. E’ con questi presupposti che ci si appresta a giudicare gli alunni in classe? Col metro del bianco o nero? Peccato che gli esseri umani vivano nel mondo della complessità e ad essa occorra far riferimento se si vuole emettere giudizi. Val poi la pena, visto che si fa un gran parlare (a sproposito) di concorsi, citare il De Sanctis che, prima dell’unità d’Italia scriveva “E quantunque in alcuni casi il concorso esser possa di qualche utilità, pure noi non vi poniamo grande fidanza: chè la fortuna di un giorno non è certa guarentigia del valore di un uomo”. 4) Prima ancora che iniziasse il TFA l’allora ministro Profumo dichiarò ufficialmente l’avvio di percorsi abilitanti riservati a docenti con almeno tre anni di servizio. Dobbiamo quindi condannare i docenti che, a fronte di dichiarazioni UFFICIALI hanno deciso di attendere questi percorsi, e di non iscriversi al TFA? Certo possiamo farlo. Ma solo decidendo di mettere da parte l’onestà intellettuale. I DOCENTI PAS NON SI SONO SOTTOPOSTI AD ALCUN CONCORSO è vero, e la stessa cosa vale, piaccia o no, per i docenti abilitati TFA. L’onestà intellettuale impone di chiamare le cose col loro vero nome, e invece da mesi, su twitter, facebook e sulle testate on line si fa un gran parlare di prove concorsuali alle quali i “tieffini” si sarebbero sottoposti. E’ ovviamente falso. Si sono sottoposti a tre prove selettive, necessarie a selezionare 11.000 docenti da formare coi successivi percorsi abilitanti (TFA). I DOCENTI PAS INTASERANNO LE GRADUATORIE E’ falso. Come possiamo dirlo, se ad oggi non conosciamo il numero reale degli ammessi al PAS? Sappiamo infatti che molte domande devono ancora essere valutate, ed è prevedibile immaginare che i 69000 preiscritti diminuiranno, se è vero (com’è vero) che molte persone si sono iscritte in assenza dei requisiti richiesti. Va poi considerato che in TFA è stato attivato solo per alcune classi di concorso, quindi non tutti i 69.000 (o meno) iscritti confluiranno nelle classi di concorso di chi, a gran voce, si lamenta. E come non considerare il fattore preparazione? se davvero i docenti PAS sono così ignoranti e incapaci come li si vuole descrivere, in che modo potranno superare il percorso abilitante? AL PAS ACCEDERANNO DOCENTI CHE NON HANNO MAI LAVORATO E PER I QUALI LE SCUOLE PRIVATE HANNO DICHIARATO SERVIZI FALSI E’ falso. Molti USR infatti stanno chiedendo ai docenti che hanno dichiarato servizi in scuole private, la certificazione dei contributi versati dalle scuole, a fronte dell’incarico di docenza. I DOCENTI PAS SONO IMPREPARATI E MAI NESSUNO HA VALUTATO LA LORO COMPETENZA! E’ falso. è sicuramente possibile, in preda ad un delirio di onnipotenza, giudicare in blocco 69.000 docenti, ma la realtà, lo sappiamo, è ben più complessa. Docenti impreparati e incapaci ce ne sono, i mass media non perdono occasione per ricordarcelo, ma, siamo sicuri che siano tutti iscritti al PAS? All’onestà intellettuale… la poco ardua sentenza. I PAS UCCIDONO IL MERITO MERITO: Diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore. Che l’aver superato tre selezioni sia degno di merito nessuno lo mette in dubbio. Ma perché non riconoscerlo anche nei tre anni (e per molti docenti, tanti di più) passati al servizio della Scuola Italiana? L’esperienza non fa merito? In realtà, in ballo non c’è una questione semantica, ma opportunistica: senza i docenti PAS tra le scatole, le opportunità di lavoro sono maggiori. La strategia da seguire per tirare l’acqua al proprio mulino è sin troppo semplice: dare merito solo ai test, e per risultare più credibili, definirli concorso anziché selezione. Peccato che sul merito l’Europa non la pensi così. E non la pensa così neppure il buon senso: quale ditta, oggi, assume personale senza esperienza? Tornano alla mente gli imbarazzanti annunci lavorativi tanto in voga negli ultimi anni: “cercasi apprendista con esperienza” così ingiusti, ma così rappresentativi della realtà in cui viviamo. MA ALLORA CHI SONO I DOCENTI PAS? i docenti iscritti al PAS fanno parte dei tanti docenti precari che ogni anno permettono al MIUR di assolvere al suo compito. Entrano in classe, fanno lezione, interrogano, partecipano a commissioni, sottocommissioni, elaborano programmi di studio e progetti, partecipano a colloqui con i famigliari e agli scrutini, assistono durante le prove invalsi… promuovono, bocciano, fanno i commissari alla maturità, insomma fanno tutto quello che è richiesto ad un docente di ruolo, ma, ovviamente, con meno vantaggi: non hanno permessi retribuiti, non possono accedere alla formazione, usufruiscono di uno stipendio base, alcuni di loro, ogni anno a settembre, abbandonano i famigliari per recarsi nella regione di servizio, quasi tutti, prima di percepire uno stipendio, attendono settimane se non mesi per le immancabili difficoltà dei sistemi informatici… E si, è vero, alcuni sono più preparati, altri meno, ma tutti sono disposti a migliorarsi e a confrontarsi, come dimostrano l’iscrizione al percorso abilitante e l’intenso dibattito, attivo soprattutto su facebook, negli ultimi anni. Concludendo, per creare il mostro occorre: lanciare accuse gratuite e sommarie, esibirsi in generalizzazioni, denigrare. Con un po’ di costanza e il favore dei media, in breve tempo, il mostro è servito. Completa l’opera la ripetizione ad libitum di litanie (false o vere a metà) quali: “meritocrazia e non sanatorie”, “noi abbiamo superato un concorso” e il gioco è fatto.! !!La speranza è che i politici, il Ministro e il Miur, chiamati nelle prossime settimane a decidere sulle importanti questioni relative al reclutamento e alle graduatorie, non si facciano coinvolgere da polemiche ed opportunismi, ma sappiano piuttosto trovare soluzioni eque e rispettose di tutti i docenti: precari storici, neoabilitati, abilitati tramite tfa o pas.   Scarica il documento in pdf

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Una risposta

  1. S. ha detto:

    Carissimo Liborio, sono una delle 11000 abilitate con Tfa (e con il massimo) ma condivido PERFETTAMENTE tutto quello che dici. E’ giusto che andiamo tutti nella “agognata” IV fascia GAE, “tieffini”, “passini”, vincitori di concorso ecc. anche perché, come dici tu, le “pecore nere” impreparate si trovano sia tra voi Pas che tra noi Tfa. L’unica cosa che secondo me andrebbe fatta è la più semplice, e che da sempre è stata fatta a scuola: chi ha il voto più alto passa avanti (nella stessa fascia). Non vorrei fare l’antipaticona della “prima della classe” ma quando sei sempre stata la migliore al Liceo, all’Università laureandoti IN CORSO con 110/110 E LODE (e 29,5 di media), in tutti i concorsi e in tutti i precedenti lavori, stimata e apprezzata da tutti gli studenti e colleghi, con l’unica pecca di avere “solo” tre anni di servizio perché (come giustamente ricordavi) i percorsi abilitanti in alcune materie neanche erano mai usciti prima, “rode” un pochino trovarsi davanti persone laureate fuori corso con voti bassissimi e SICURAMENTE meno “secchione” di te, senza giudicare il fatto che non sono state ammesse al Tfa (in effetti con un test non si può valutare “in toto” una persona…), solo perché hanno un anno (o sei mesi) di servizio in più… Capisci come ci si sente? Io vorrei solo che il “merito” fosse riconosciuto in questo senso…
    Saluti a tutti.