Coldiretti Vercelli-Biella: “Prossimi mesi decisivi anche per la Pac il mondo del riso, serve il lavoro di un ministero stabile, autorevole e forte”

VERCELLI/BIELLA, 31 gennaio – “Per l’agricoltura, l’interim assunto dal premier Enrico Letta significa il sesto cambio di vertice in appena cinque anni al ministero delle Politiche Agricole”.
E’ l’osservazione posta da Paolo Dellarole e Marco Chiesa, presidente e direttore di Coldiretti Vercelli-Biella, a seguito delle dimissioni da ministro di Nunzia De Girolamo.
“Nessuna intenzione di voler entrare nel merito politico della vicenda – premettono – ma c’è un’osservazione importante che va fatta, ovvero il particolare e delicato momento che l’agricoltura italiana vive in questi mesi di transizione verso la nuova Pac che regolerà il settore primario italiano ed europeo da qui al 2020”.

Per Coldiretti, occorre superare al più presto questa fase di incertezza: “Come detto è iniziato un anno determinante per l’attuazione della riforma della politica agricola europea (Pac) e manca poco più di un anno ad un altro, centrale appuntamento che interessa il mondo delle produzioni agricole e del cibo come sarà l’Expo: anche per questo abbiamo bisogno di un Ministero delle Politiche Agricole forte, autorevole e indipendente che si faccia sostenitore di un modello di sviluppo vincente fondato sulla trasparenza, sul legame della filiera agroalimentare con il territorio e sulla distintività del vero Made in Italy”.

C’è un riferimento anche più diretto al mondo del riso: “Dopo un lungo pressing, eravamo riusciti ad ottenere una forte ed importante presa di posizione del ministero relativamente al problema delle importazioni agevolate di risone da paesi come Cambogia e Myanmar: lo stesso ministro aveva riconosciuto che tali importazioni “stanno creando sensibili squilibri di mercato nel nostro settore produttivo e annunciato” esprimendosi chiaramente affinchè la Commissione Agricoltura dell’Unione Europea possa valutare “la possibilità di attivare opportune misure nell’ambito di quello che è già previsto nella vigente regolamentazione”.
Continuano Dellarole e Chiesa: “ci auguriamo che ‘immediata assunzione dell’interim da parte del presidente del Consiglio assicuri un’attenzione costante e fondamentale al nostro settore, sempre più strategico per l’economia nazionale”.

Come detto, al dicastero di via XX settembre si sono succeduti ben cinque ministri nello spazio di appena un quinquennio. In media, uno ogni dodici mesi.
L’ultimo a restare in carica per almeno due anni (dal maggio 2008 all’aprile 2010) è stato Luca Zaia. Quando il politico leghista ha deciso di correre (e vincere) nelle elezioni regionali venete, gli è subentrato Giancarlo Galan (Pdl), la cui avventura negli uffici di via XX Settembre è durata però lo spazio di undici mesi. Nel marzo 2011 un rimpasto ha portato in cattedra Francesco Saverio Romano, del Pid. Neppure il tempo di ambientarsi e anche il politico siciliano ha dovuto fare le valigie, causa la caduta del IV Governo Berlusconi (novembre 2011). Alla guida del Paese sono così arrivati i “tecnici” di Mario Monti e per la carica di ministro delle Politiche agricole è stato designato un dirigente delle stesso Mipaaf, Mario Catania. Nel dicembre 2012, dopo l’approvazione della legge di stabilità, il premier ha presentato le sue dimissioni. Si è andati al voto (febbraio 2013) ma l’incapacità di costruire una maggioranza solida ha portato al governo delle larghe intese. Ad aprile Nunzia De Girolamo (Pdl, poi Nuovo centro destra) è diventata ministro delle Politiche agricole. Dopo nove mesi ecco l’ennesimo cambio, con il rischio di lasciare il settore senza un punto di riferimento in un momento quanto mai “caldo”.

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