Approvato il DEF, cosa cambia per la scuola?

L’approvazione del DEF è stata salutata come una sorta di vittoria da parte del M5S, questo conferma che il percorso di approvazione non è stato certamente semplice, anzi probabilmente hanno dovuto vincere non solo gli attriti interni e per attriti interni mi riferisco agli equilibri con la Lega di Salvini, ma anche quelli del ministro Tria e dei conti pubblici.

L’esultanza di Di Maio e i ministri, la piazza piena di attivisti comunque la si pensi segna per la prima volta un cambiamento di rotta. A che prezzo? Lo scopriremo presto, come abbiamo scoperto sulla nostra pelle alcune scelte del precedente governo, su tutti – e non voglio citare i 20mld di Euro alle banche – il bail-in che tutti sembrano aver dimenticato e che incombe come una spada di Damocle.

L’anticipo di questa operazione è stata vista dalla stragrande maggioranza degli italiani come un tradimento e chi lo ha vissuto, rimettendoci di tasca propria, ha raccontato gli effetti devastanti in piazza e in tutte le trasmissioni televisive. E’ stato un prezzo altissimo per tutti e che non ha ancora cessato gli effetti poichè la riforma è legge e continua a tenerci sotto scacco, tutti, nessuno escluso.

DEF e scuola

Il DEF non contiene provvedimenti diretti sulla scuola, anche se attendo di leggere nel dettaglio la nota, ma ne contiene uno indiretto che porterà benefici non solo al mondo della scuola, ma più in generale al mondo del lavoro.

La cancellazione della Fornero, o superamento della riforma, chiamatela ocme più vi piace, dovrebbe (uso ancora il condizionale) accompagnare alla pensione 400 mila lavoratori che per forza di cose dovranno essere sostituiti, magari non tutti, forse un buon 70%, ma dovranno comunque essere sostituiti con nuove assunzioni.

La scuola, ad esempio, ne pensionerà, fra personale ATA e personale docente, circa 100 mila unità che andranno sostituiti con nuove assunzioni. In parte con incarichi annuali e in parte con contratti a tempo indeterminato.

Insomma una sorta di finanziamendo indiretto che porterà il tanto atteso svecchiamento e al contempo nuova linfa certamente più “informatizzata” e più avvezza alle nuove metodologie didattiche, lo dico nel massimo rispetto dei colleghi prossimi alla pensione.

A loro va il merito di essersi caricati sulle loro spalle tutte le riforme scellerate partorite dai vari governi da 20 anni a questa parte che tradotte in atti concreti significano: tagli agli organici, classi pollaio, meno risorse per la scuola e tanta burocrazia. Nonostante questo sono riusciti e riescono ancora a tenere la barra dritta. Eroi!

Conclusioni

Le mie conclusioni non possono che essere positive per i provvedimenti contenuti che finalmente, e sottolineo finalmente,  danno un po’ di respiro allo stato sociale. Il famoso welfare che più volte ho chiamato in causa e che fino a qualche mese fa la sinistra e i sindacati continuavano a chiedere di finanziarlo.

Non vi nascondo, tuttavia, un po’ di preoccupazione per i conti. E’ vero che i numeri dicono poco o nulla, ma è altrettanto vero che oggi il nostro Paese è ancora in balia dei mercati finanziari che continuano a fare il bello ed il cattivo tempo e guardano con disprezzo l’aumento della spesa pubblica. Questo potrebbe tradursi nel declassamento dei nostri conti pubblici da parte della famose agenzie di rating…

Quindi, in conclusione, il gudizio non è né favorevole e nemmeno sfavorevole, ma speranzoso che finalmente qualcosa possa cambiare per le fasce più deboli.

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