riforma della scuola…

La riforma della scuola pare approdare allo spinoso nodo della ristrutturazione della scuola secondaria. Su alcuni aspetti della riforma vogliamo esprimere le nostre riserve e formulare proposte alternative, certi che così come è stata presentata, la riforma della secondaria non vada certo nella direzione di una efficace risposta alle esigenze reali del Paese.

L’impianto stesso della riforma, con la divisione in due canali (Licei e Formazione professionale) è assolutamente inadatto alle esigenze di una società moderna e di un Paese fortemente industrializzato, per di più con la disperata necessità di competere, anche sul piano dell’istruzione e della ricerca con concorrenti sempre più numerosi e agguerriti. Alle difficoltà derivanti dalle conseguenze della globalizzazione un Paese come il nostro non può che rispondere investendo massicciamente proprio in questi settori. La prima critica alla riforma è proprio su questo aspetto: dove sono i finanziamenti necessari? Non si possono fare riforme senza fondi.

Negli ultimi 4 anni il nostro Paese è passato dal 19° posto nella classifica della competitività globale al 43°, mentre la nostra quota nel commercio estero è scesa di oltre un terzo; altri Paesi europei, tra essi Germania e Francia, hanno mantenuto le loro posizioni, nonostante le difficoltà esistano per loro come per noi. È noto a tutti che per invertire questa tendenza ormai preoccupante è indispensabile che il nostro sistema produttivo sia in grado di innovarsi, di innalzare il livello tecnologico dei propri prodotti e di ristrutturarsi profondamente, se non vuole soccombere. È altrettanto noto ed evidente che simili processi di innovazione tecnologica e di ricerca non possono essere affidati a filosofi e letterati: ci vogliono tecnici, ingegneri, quadri intermedi altamente specializzati, progettisti di valore. E qui si vede la qualità della riforma. Ci si muove in direzione esattamente opposta! L’Istruzione Tecnica viene ridotta a un ruolo marginale e gli Istituti Tecnici ridotti a qualcosa che assomiglia ad un liceo, il Liceo Tecnologico (senza Tecnologia?) e si vede assegnare un quadro orario in cui le materie tecniche, specialistiche e di indirizzo se non spariscono vengono ridotte al lumicino. Tutto questo mentre altri nostri partner europei prevedono addirittura una formazione specialistica post diploma per formare tecnici specializzati di livello ancora superiore. In Italia si pensa che il latino e la filosofia uniti all’italica immancabile dose di fantasia ci permetteranno di affrontare il nuovo millennio con studenti che frequenteranno un Tecnologico Meccanico senza Meccanica e Tecnologia Meccanica. Questo tanto per fare un esempio.

Viste le bozze di quadro orario e tralasciando le critiche che si potrebbero fare all’impostazione della riforma stessa, ci limitiamo alle note e agli auspici seguenti:
– Il quadro orario proposto per i Licei Tecnologici è assolutamente inadeguato a formare dei tecnici preparati per lo scarso rilievo delle materie tecniche, la riduzione del numero totale di ore di lezione, la paventata presenza di materie palesemente inutili in una scuola tecnica, che paradossalmente prendono il posto di quelle indispensabili
– Le metodologie didattiche più moderne ed efficaci si sono dimostrate quelle basate sull’equilibrio tra lo studio teorico e le attività esperienziali. Chiediamo pertanto che la bozza di riforma venga radicalmente rivista per dare il giusto peso alle attività di laboratorio, incredibilmente “dimenticate” o ridotte a ruoli tanto marginali da renderle inefficaci. Tali attività devono caso mai essere estese a un numero superiore di discipline rispetto al passato e non viceversa
– Gli Istituti Tecnici non devono essere snaturati e il loro corso di studi deve avere caratteristiche di “terminalità”, ossia deve consentire non solo il passaggio al livello universitario, ma deve anche e soprattutto favorire un ingresso decoroso nel mondo del lavoro, fornendo ai giovani conoscenze e competenze realmente e immediatamente spendibili nell’attività lavorativa. Questi risultati possono essere raggiunti solo dando alle attività esperienziali e di laboratorio pari dignità rispetto alle discipline teoriche. Sull’utilità dell’alternanza scuola – lavoro non ci sono dubbi, tanto è vero che nelle scuole tecniche italiane gli stage nelle aziende sono una prassi comune almeno da un ventennio; il Ministero giunge dunque secondo, ma ben venga

– Gli Istituti professionali Statali non devono essere abbandonati a se stessi e frammentati in mille attività organizzate localmente senza controllo; in tal modo verranno a perdere la loro identità ed efficacia. Anche chi preferisce un tipo di studio più rapidamente “professionalizzante” ha il diritto e il dovere di formarsi una cultura di base sufficiente a farne un cittadino europeo, non un ignorante istruito a lavorare come se fosse un automa. Il “secondo canale” non va certamente in questa direzione, per cui anche il discorso sulla formazione professionale deve essere profondamente rivisto
– In tutti i Licei Tecnici deve avere un ruolo centrale l’insegnamento della Tecnologia, con indirizzi specifici nel triennio e generali nel biennio; è una disciplina indispensabile per permettere poi agli allievi di scegliere gli indirizzi specialistici di studio e affrontare le materie di indirizzo con un bagaglio di conoscenze tecnologiche di base sufficiente.
– Lo stesso discorso vale per il Disegno in tutte le sue forme: il disegno è un linguaggio, quello tecnico addirittura un linguaggio universale, universalmente compreso in tutto il mondo. Come tale rappresenta il vero mezzo di comunicazione per ogni tecnico: deve trovare il giusto spazio e rilievo anche nella scuola riformata
– Materie come Diritto e Economia sono state dimenticate. Il fatto è gravissimo perchè sull’importanza dell’insegnamento di discipline come queste non ci possono essere dubbi di sorta. Ne chiediamo l’immediato ripristino nelle scuole tecniche: semmai si dimentichi la Filosofia, sulla cui utilità invece i dubbi sono largamente condivisi.
– Si auspica anche la predisposizione di corsi di studi ad alta specializzazione post diploma (tra i 19 e i 21 anni) come ne esistono in altri Paesi europei, con la possibilità di passaggio da questi ad alcuni indirizzi universitari, eventualmente attraverso percorsi predefiniti
– Si restituisca prestigio a autonomia alla classe docente, oggi oberata di impegni sostanzialmente burocratici e di certificazione di risultati che non possono esserci semplicemente perché non c’è più il tempo di insegnare! In molte scuole oggi si passa più tempo a valutare e certificare che ad insegnare, il che è decisamente un assurdo spreco di risorse e di tempo a tutto svantaggio degli utenti finali, gli studenti
– Si facciano investimenti significativi in strutture e attrezzature, ma si ricordi anche che gli insegnanti italiani sono i più mal retribuiti del mondo, il che la dice lunga sulla considerazione di cui la scuola ha goduto da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi lustri. Attendiamo da molto tempo significativi segnali di cambiamento.
– Si rifletta sul fatto che negli anni passati si è assistito al progressivo espandersi della tendenza alla liceizzazione delle scuole: nei Tecnici e nei Professionali sono aumentate le ore dedicate alle materie umanistiche e teoriche: il livello di preparazione degli allievi nelle materie di base non è aumentato, anzi è deficitario rispetto a quello di altri Pesi (lo afferma lo stesso Ministro), né è diminuita la dispersione scolastica, se non dove si sono progressivamente ridotte le richieste nei confronti degli allievi
– Si torni a chiedere il rispetto di norme e valori condivisi e si metta da parte il concetto di scuola come “diplomificio di massa”; non è necessario escludere o ghettizzare i meno fortunati per coltivare l’eccellenza e premiare i migliori. Il Paese ne ha bisogno e gli allievi volonterosi giustamente ce lo chiedono.

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