La disorganizzazione si ripercuote sui corsisti.

Ricevo e pubblico una lettera degli insegnanti tecnico pratici che stanno frequentando il corso abilitante presso l’Università di Torino.

A: Proff.  omissis c/o segreteria SIS Piemonte fax 011 6702XXX

     omissis c/o segreteria SIS Piemonte fax 011 6702XXX

     omissis c/o segreteria SIS Piemonte fax 011 6702XXX

e.p.c.  Prof.  omissis – Itis Grassi fax 011 2266XXX

 

Intendiamo con la presente formalizzare la situazione di disagio che si è creata nell’ambito del corso di abilitazione relativo ai corsisti della classe di concorso C320. Molti di noi hanno da mesi inviato mail all’indirizzo del prof. omissis, senza che nessuno abbia mai ricevuto risposta e senza che mai il coordinatore si sia presentato al corso (cosa che invece è avvenuta per gli altri corsi) almeno per chiarire gli intenti e fornire indicazioni e indirizzi, o ascoltare istanze da parte nostra, soprattutto dopo le richieste inviate da più corsisti. Invece non sappiamo, ad oggi, se il nostro coordinatore sia davvero omissis (come indica il sito SIS) o chi altri; all’inizio del corso era stato indicato il prof. omissis, che ha personalmente smentito. Da allora il nulla. Per la compilazione dei piani di studio abbiamo fatto ricorso a qualche consiglio informale del prof. omissis, il quale, da parte sua, ha cercato di supplire in qualche modo alla mancanza di notizie e di collegamenti. Altri docenti del corso, da noi interpellati, non hanno saputo o voluto dirci altro, se non che la situazione era quella di fatto! Da una recente telefonata alla SIS ci è stato riferito che il coordinatore poteva addirittura essere il prof. omissis!! E comunque di provare a contattare la prof.sa omissis. Ci chiediamo se tutto ciò sia corretto e se, a fronte della precisione prussiana con cui i nostri soldi (1300 e rotti € solo di prima rata!) sono stati richiesti e conseguentemente versati nelle casse della SIS, si possa  ancora aspettarsi, se non proprio un’organizzazione, almeno un diritto a non essere abbandonati a se stessi! Ci chiediamo se tutti i docenti reclutati dalla SIS sanno qual è o dovrebbe essere la natura del corso e la peculiarità della nostra figura; ci chiediamo come e se la SIS, che tali programmi ha avallato, pensi che si possano sostenere anche due esami in un giorno con frequenza obbligatoria di 5 pomeriggi settimanali, mentre la mattina ognuno di noi insegna! Senza contare che per gli scrutini si è obbligati a presenziare e molti colleghi debbono assentarsi per vari giorni poiché insegnano con orario parcellizzato in varie classi. Va da sé che il monte ore che si perde è di fatto irrecuperabile, vista anche l’assenza (in molti casi) di materiali di studio, per cui ognuno è costretto ad arrangiarsi come può. Ci chiediamo come si possa pensare di caricare di lavoro noi tutti con centinaia di pagine da leggere a casa e addirittura dare i compiti a casa, senza il tempo per ordinare i concetti (e poi sostenere gli esami!). E poi, un dettaglio: qual è la motivazione per cui taluni corsi possono articolarsi su tre giorni la settimana e altri su cinque? Una libera scelta del coordinatore? E sulla base di cosa? Alla fine, in ogni caso, chi ne frequenta cinque sarà svantaggiato, nella possibilità di studiare, nella didattica (quella della scuola in cui insegnamo), nella qualità della vita. E il rischio incidenti? Perché c’è anche chi, tra di noi, ogni giorno deve percorrere centinaia di chilometri in auto, con stanchezza e rischi connessi, non ultimi quelli generati dalla mancanza di serenità che la precarietà di questa situazione induce! (Alcuni di noi sono già incorsi in incidenti stradali anche gravi, con danni per fortuna e per ora solo economici!). E per alcune discipline, i materiali di studio vengono indicati in modo improvvisato e disorganico di volta in volta (se va bene). Che a monte di questa situazione ci siano cause anche oggettive, è cosa che immaginiamo; ma di fatto tutto ciò si ripercuote su di noi, sulla nostra serenità e non ultimo la nostra salute. Perché non è piacevole giocarsi un posto di lavoro e quant’altro per una situazione così pesante! E nella speranza che ciò non si ripercuota sui nervi di qualcuno, cosa piuttosto grave per quel che doveva semplicemente essere un corso abilitante, e che tra l’altro ci costringe, in questa domenica, a vagare in Internet alla ricerca di qualche materiale di studio, con esito peraltro negativo, e con ulteriore frustrazione e senso di impotenza annessi. Nella speranza dunque che qualcuno possa comprendere la nostra situazione ed il nostro sfogo, ci auguriamo di essere confortati almeno da una risposta.    

 

Torino 29/01/2006

 

 I Corsisti della Classe di concorso C320 legge 143 del 2004

(seguono firme)

Indirizzo mail:        coordinamentoitp_biella@TOGLIvirgilio.it     

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