Università: In tempi di vacche magre munge gli ITP

La Legge 143/2004 ha previsto per gli insegnanti la possibilità di frequentare corsi che consentano loro di  il conseguire l'abilitazione all'insegnamento. Tra questi insegnanti vi sono anche  gli insegnanti tecnico-pratici, in possesso del titolo di studio che siano privi di abilitazione o idoneità e che abbiano prestato servizio per almeno 360 giorni dal 1° settembre 1999 alla data di entrata in vigore del presente decreto. Occorre ricordare che per questi insegnanti non sono mai stati indetti concorsi e che quindi essi non hanno potuto mai avvalersi di questa procedura per ottenere l’abilitazione.


La Legge 143/2004 prosegue poi disponendo che nell'anno accademico 2003-2004, e comunque non oltre la data di entrata in vigore del decreto legislativo attuativo dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003, le università istituiscono, nell'ambito delle proprie strutture didattiche corsi speciali di durata annuale, per il conseguimento del titolo.
Le università si attivano immediatamente per organizzare questi corsi che, se da una parte rispondono ai bisogni di molti docenti, dall’altra costituiscono un “allargamento del mercato”.


In data 21 Dicembre 2005, con una comunicazione verbale, seguita in data 24 Gennaio 2006 da una comunicazione scritta,  viene comunicato ai corsisti che il costo del corso sarà pari a 1850 Euro; 1250 Euro di costo base (tasse universitarie) ai quali si devono aggiungere altri 600 Euro di non meglio specificata “contribuzione generale” Per addolcire la pillola si dice, sempre per scritto, che la cifra di 1850 Euro sarà “riducibile sulla base di due variabili: la prima è l’intervento del MIUR, la seconda il ricalcalo definitivo delle spese e delle entrate una volta che sia noto il numero dei corsisti iscritti. Si lascia, quindi, intravedere la possibilità di poter pagare una cifra inferiore ai 1850 Euro dichiarati.
il 9 Febbraio 2006, a corsi già iniziati, arriva la doccia fredda. Con comunicazione scritta si fa sapere ai corsisti che dovranno sborsare 2590 Euro “non suscettibili di riduzione”
fin qui la ricostruzione dei fatti, adesso alcune considerazioni.


1) I corsisti non sono stati messi in grado di valutare i costi di un “servizio” prima di decidere se acquistare o meno  tale servizio, alla faccia dei diritti che a qualsiasi altro “consumatore” dovrebbero essere garantiti


2) Si formula da parte dell’università una “proposta di acquisto” indicando un costo (1850 Euro) e facendo balenare l’ipotesi di una sua riduzione, poi si incrementa il costo del 40%


3) L’università agisce in questa vicenda come un gestore privato applicando le regole del “libero mercato” che più la favoriscono, ma dimenticandosi di assumere quelle che non “le piacciono”, non accetta il rischio di impresa determinando i costi, come appunto il rischio di impresa imporrebbe di fare, prima di saper che successo avrà sul mercato il proprio “prodotto” e soprattutto si dimentica, o forse approfitta, del regime di monopolio sulla tenuta dei corsi. Non ho competitor quindi impongo il prezzo che voglio.


4) Il costo di 2590 Euro stabilito in Toscana è il più alto di tutta Italia: Campania 1350 Euro, Liguria 1400 Euro, Veneto 1750 Euro, Piemonte 1800 Euro, Sardegna 2500 Euro. Conosciamo benissimo le gravi difficoltà finanziarie in cui le università, grazie ad una politica sciagurata del Governo, si trovano e siamo sempre stati solidali con le giuste proteste degli atenei, la nostra solidarietà sparisce e diventa assoluta contrarietà quando si tenta di far “pagare il conto” ai lavoratori, moltissimi dei quali hanno un lavoro precario.

Lettera Aperta CGIL Toscana

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2 Risposte

  1. Luigi ha detto:

    Volevo precisare che i concorsi per gli I.T.P. si sono svolti nel lontano 1990 e sono ancora validi e chi vi scrive stà ancora aspettando, e con me molti altri, l’immissione in Ruolo salvo nuovi sconvolgimenti con la legge 143/2004.

  2. Liborio Butera ha detto:

    Grazie per la precisazione 🙂
    La lettera, comunque, è stata scritta dalla cgil Toscana e non da me.