Ethica, o dell’umana ignoranza.

Comincio a pensare che quando Spinoza scrisse nell’Etica “spesso, quando siamo combattuti fra desideri contrastanti, vediamo il meglio ma scegliamo il peggio”, plausibilmente questo pensiero possa essere riferito a coloro che credono razionalmente sostenibile che la volontà individuale sia il principio ultimo, il motore immobile di ogni diritto rivendicato come moderno e inviolabile, il rifugio dove proteggere pensieri, desideri, convinzioni.
E invece proprio tu, luminoso razionalista, ci hai lasciato in eredità l’Ethica more geometrico demonstrata non come l’esibizione dell’umana scienza, ma dell’umana ignoranza. Se i miei pensieri sono in continuo divenire, nemmeno io posso davvero sapere che cosa avrei voluto per me finché non provo realmente ciò che avevo solo immaginato. La mia volontà non si dà mai compiuta e perfetta una volta per tutte, sempre mi può essere rimessa, sempre è revocabile. Figuriamoci quando si tratta della volontà su una scelta irrevocabile.
Figuriamoci quando la mia volontà è dedotta da altri. Chi può sapere quello che penso e voglio qui e ora? “Per esperienza noi compiamo moltissime azioni delle quali poi ci pentiamo” continui nell’Etica, insinuando una crepa nella perfetta costruzione. Grazie Spinoza per averci regalato questo curioso paradosso, che mentre hai dimostrato con teoremi e corollari la verità sul mondo su dio e su noi stessi, hai svelato i limiti della umana volontà. Esiste il dubbio, il mistero, l’aperto, unica salute del mondo.

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