Nino D’Angelo, cacciato dal suo posto di lavoro “Comme ‘nu precario qualsiasi”

Precariato, precariato, precariato… Dunque essere un precario per qualcuno vuol dire “qualsiasi”. Concedendoci di fatto una pausa caffè tra i nostri numerosissimi impegni che ci vedono in prima linea a combattere sul fronte scuola-precariato-disoccupazione, incappiamo in una notizia che attrae la nostra attenzione. Sarà che la parola in questione ci fa sobbalzare, sarà che quella spina nel fianco del lavoratore sbattuto qua e là tra gli sciabordìi delle riforme, produce di fatto frustrazione e senso di dispersione. Sarà che viviamo in un’epoca storica che verrà ricordata per una crisi che sta distruggendo migliaia di posti di lavoro e, a far man bassa della situazione, intervengono tagli alle risorse che dovrebbero giustificare siffatti stati dell’economia mondiale.

Nino D’Angelo è stato licenziato dalla regione Campania dal suo posto di lavoro; in loco, svolgeva la professione di direttore artistico del Trianon di Forcella, a Napoli.
“Sono nato nello stesso giorno di Platini, meglio di una medaglia (…)” Licenziato “Comme ‘nu precario qualsiasi, con una lettera burocratica perché il mio esperimento era davvero popolare, sollevava lo spirito della gente che non conta un cazzo e stava diventando pericoloso. Il Trianòn rappresentava un miracolo e loro, l’hanno sporcato senza rispetto” [link].

Nino, il precario non è “qualsiasi” ma “qualcuno” che sgobba per portare la pagnotta a casa.
Ma tu, Nino, puoi contare sempre sul tuo secondo lavoro ben avviato, quello di interprete della canzone napoletana: chi non ricorda “Pop corn e patatine?”


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