Naufragio della nave Costa Concordia all’isola del Giglio. Come può essere tutta colpa del Comandante Francesco Schettino?

Cari Amici e lettori di A Ruota Libera, siamo ancora sconvolti per la tragedia di venerdì scorso all’Isola del Giglio dove si è incagliata la nave da crociera più grande della flotta di Costa, la Concordia. Sciagura costata la vita a diverse persone alcune delle quali ancora disperse.
In queste ore si stanno perdendo le ultime speranze di trovarne ancora in vita ed è straziante il dolore dei famigliari delle vittime. In rete si trovano tantissime testimonianze, tutte sconvolgenti.
La preoccupazione inoltre per le conseguenze ambientali che la sciagura potrebbe avere ci crea sgomento. Un’angolo di paradiso come l’Isola del Giglio, la vicina isola di Giannutri e tutto l’arcipelago toscano e l’argentario, potrebbero essere invasi dalla marea nera di gasolio che rischia di fuoriuscire dalla Costa Concordia. Le ultime notizie parlano già di chiazze di gasolio attorno alla nave.
Sembra chiaro che la causa della sciagura sia una “bravata”, un passaggio vicino all’isola per un saluto, il classico “inchino”; abitudine a quanto pare diffusa e quindi non esclusiva del comandante Francesco Schettino, che è stato arrestato in quanto considerato il grande colpevole del naufragio.
Noi ci chiediamo però come sia possibile con tutte le attuali norme sulla sicurezza che al Comandante di una nave con 4500 persone a bordo sia consentito di uscire dalle rotte e di avvicinarsi così alla riva.
L’aspetto più sconcertante è che anche in altre situazioni ciò è successo e si trovano facilmente in rete foto e filmati di altri passaggi “radenti”.
Detto questo, uscire da una rotta sicura significa esporre a rischi tutti i passeggeri e questo non può essere consentito. Di conseguenza riteniamo sia troppo facile in questo momento dare tutte le responsabilità al Comandante Schettino riteniamo inoltre che tale pratica (consolidata) andava interrotta prima, dunque, non doveva essergli consentito in alcun modo di uscire con tale leggerezza dalla rotta e di avvicinarsi, dunque, all’Isola del Giglio.
Auspichiamo pertanto che vengano accertate tutte le responsabilità, di una cosa siamo certi: al Comandante (a qualsiasi Comandante) non doveva essere permesso di avvicinarsi all’Isola, provocando questa sciagura.
Stringiamoci vicino alle vittime di questa tragedia. Sia fatta chiarezza affinché una disgrazia del genere non possa più accadere.

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