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Da insegnanti, cosa spiegare ai nostri ragazzi sull’attentato di Brindisi?

Napoli. Sono un’insegnante e, come me, penso, tutti gli insegnanti si saranno trovati nella necessità di decidere “se dire”, “cosa dire” e “come dire” qualcosa rispetto all’attentato di sabato 19 maggio, avvenuto dinanzi alla scuola “Morvillo – Falcone” di Brindisi. Fare finta che nulla fosse accaduto, in ogni caso, non sarebbe stato possibile: il mattino di lunedì i nostri ragazzi del Liceo si aggiravano indecisi tra l’ingresso dell’istituzione scolastica e l’interno dell’edificio. Sinceramente, data la vittoria del Napoli domenica 20 nella Coppa Italia 2011-2012, qualcuno di noi ha dubitato che volessero festeggiare. Non era così. Pur se napoletani e quindi tifosi sfegatati della loro squadra, il loro pensiero andava a quelle giovani “colleghe” di cui, nei primi momenti, si sapeva davvero poco, ma che hanno poi assunto connotati più precisi: Melissa Bassi, la 16enne rimasta uccisa nell’attentato, Veronica Capodieci, la studentessa rimasta ferita in maniera più grave rispetto a Vanessa – la sorella maggiore – Selene Greco, Azzurra Camarda e Sabrina Ribezzi. In breve tempo questi nomi già da sabato 19 hanno cominciato a circolare su Facebook, prorompendo in quell’afflato mediatico caratteristico dei giovani, per cui a quei nomi, in breve, sarebbero state associate faccine sorridenti, volti di giovani come loro, trovatisi coinvolti in affari più grandi di loro. Non è stato facile contenere l’agitazione e provare a dirigerla: il preside ha deciso di permettere, dalle tredici alle quattordici, un’assemblea straordinaria, allo scopo di fare sì che i nostri giovani sconvolti potessero scambiarsi opinioni e decidere, eventualmente, per una manifestazione da farsi l’indomani. Poi ce li siamo trovati in classe quei ragazzi, più o meno consci dei fatti. Penso che nessuno di noi si sia sentito in grado di svolgere davvero “la normale attività didattica”, laddove sapevamo lottare con la morte e con la sofferenza altri giovani allievi come i nostri. Qualche chiarimento si è reso necessario, se tale può definirsi tentare di trovare una logica all’inspiegabile. Nei giorni successivi si sarebbe saputo che la criminalità organizzata, si è voluta staccare da un’azione tanto feroce e, all’apparenza, senza motivazioni, facendo sapere – alla gente e agli stessi inquirenti – che il suo obiettivo sia prenderlo prima dello Stato per “fare giustizia”. Certamente a loro quella morte non fa pubblicità favorevole. Ma il paese di Mesagne, paese di origine della maggior parte delle ragazze ferite e della vittima, Melissa Bassi, non è un posto qualunque. In quel territorio di circa 30mila abitanti è nata la Sacra Corona Unita, giacché, il 13 agosto del ’46, vi nacque quel Giuseppe Rogoli, considerato dagli inquirenti il “fondatore” della Scu (Sacra corona unita, una organizzazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia e che ha trovato negli accordi criminali con organizzazioni dell’est europeo la sua specificità per innalzarsi e staccarsi dalle altre mafie italiane.) e l’esplosione è avvenuta in contemporanea all’arrivo dell’autobus che portava a scuola proprio i ragazzi di quel centro. Non possiamo dimenticare che il 29 settembre 2010, nel corso dell’operazione dei carabinieri del Ros denominata Calipso, fu arrestato il boss della Sacra Corona Unita, Albino Prudentino e smantellato i vertici della frangia brindisina della Scu, in particolare del “Clan dei mesagnesi”, dominante nella provincia di Brindisi. Oggi, a distanza di giorni, si comincia difatti a pensare che l’attentato di Brindisi fosse proprio contro le ragazze di Mesagne. Tornando ai ragazzi del Liceo dove insegno, vorrei poter dire che all’assemblea straordinario tenutasi nella giornata, io abbia avuto le idee più chiare dei miei ragazzi. Forse sì, sulle questioni inerenti alle logiche degli attentati, ma certamente no, sull’immediato da farsi. Ma i nostri ragazzi si sono saputi muovere bene. L’indomani erano presenti in delegazione, con il permesso del preside, tra gli oltre mille studenti riunitisi alle undici in assemblea in piazza del Gesù, mostrando così di essere solidali con le vittime dell’attentato di Brindisi del 19 maggio. Tra gli organizzatori il dirigente scolastico del liceo Pansini del Vomero, Salvatore Pace, presenti in delegazione spontanea o concessa dai presidi circa venti scuole partenopee. Circolava tra i giovani la lettera del Ministro Profumo che recitava: “Alle studentesse e agli studenti della scuola italiana. Care ragazze e ragazzi, vi scrivo come Ministro, come padre ma soprattutto come italiano a voi che rappresentate il futuro del nostro Paese…”, che ha suscitato alterne reazioni. Mi hanno poi detto in proposito alcuni dei miei allievi di quarta B:- Gabriele. “La manifestazione era ben organizzata, c’erano anche molti insegnanti, muniti di microfono, che hanno tenuto discorsi sulla legalità. Hanno anche inserito citazioni di Spinoza. Eravamo in molti, c’erano anche giovani universitari e rappresentanti degli istituti di Napoli. Si insisteva nel dire che le manifestazioni come questa sono importanti, perché hanno una giusta causa”. Ivan. “Circolava la lettera scritta dal ministro e le reazioni erano di vario tipo, non sempre favorevoli. Quindi è partito il corteo, ma è sorto qualche problema perché nella stessa zona c’era una manifestazione di protesta per il lavoro e ci volevano dividere”. Ida. “Proviamo un senso di rabbia perché Melissa era innocente, così come le altre nostre compagne di Brindisi.” Ivan. “Una sorella o un’amica per tutti noi”. Chiara “Io penso che più che considerarla una sorella o un’amica di tutti fosse una persona in sé che aveva il diritto di vivere”. Ivan. “La manifestazione non era soltanto per le ragazze ma in qualche modo anche contro lo Stato che non ci fa sentire difesi. A scuola non si trovano argomenti simili, però ci dobbiamo indignare perché all’informazione giornalistica non sembra vero di poterne parlare per giorni.” Antonio. “Sicuramente è una vergogna: ci privano della libertà del nostro futuro”.
Il futuro. La libertà. Lo Stato che non difende ed in qualche modo non offre certezze, lo Stato, di cui si può anche dubitare. Tutto questo assieme alla volontà di essere vicini ai genitori della ragazzina che ha perso la vita nell’attentato, a quella madre che, come dice Chiara: “Sarà così disperata da fare qualsiasi cosa contro chi le ha ucciso la figlia”. Concludono: “Abbiamo formato un corteo, circa a mezzogiorno e mezza e, da piazza del Gesù e siamo andati alla Prefettura. Credo che soltanto pochi siano tornati alle scuole. Volevamo tornare a casa, dove ci sentiamo ancora sicuri”. A scuola non lo sono più.
Bianca Fasano