Obesità, diabete, malattie cardiovascolari e psichiatriche, cancro, secondo le ultime ricerche dipendono dai nutrienti che arrivano al feto durante la gravidanza

Obesità, diabete, malattie cardiovascolari e psichiatriche, cancro. Tutte condizioni che dipendono da un mix: predisposizioni genetiche, stile di vita, esposizioni ambientali, ma anche caratteristiche della vita in utero. L’attenzione dei ricercatori si sta concentrando sempre più sui nutrienti che arrivano al feto durante la gravidanza, perché contribuiscono a modulare l’attività dei geni del bimbo in sviluppo. «Nella vita uterina è un balletto continuo di geni che si accendono e si spengono e perché tutto funzioni bene occorre che il balletto sia diretto correttamente», spiega Irene Cetin, direttore dell’Unità di ostetricia e ginecologia del Sacco di Milano e del Centro di ricerche fetali Giorgio Pardi: «I nutrienti in arrivo dall’alimentazione materna attraverso la placenta incidono sulla regia del balletto, e se non sono equilibrati possono avere conseguenze non solo sullo sviluppo fetale, ma anche sulla salute del bambino a lungo termine».
Il primo ad accorgersi più di vent’anni fa di una correlazione tra vita fetale e salute adulta è stato il medico inglese David Barker, notando che un peso alla nascita inferiore ai 2,5 chili si associa a un maggior rischio di patologie cardiovascolari intorno ai 50-60 anni. «Oggi è chiaro che questa correlazione esiste per molte condizioni, dall’ipertensione al diabete, dalle allergie all’autismo ad alcuni tipi di cancro», chiarisce Cetin. Questo non significa che se la dieta della mamma in gravidanza è squilibrata, sicuramente il figlio si ammalerà di una di queste malattie. Però è un fattore di rischio, per di più facilmente prevenibile, soprattutto se si comincia a prestare attenzione alla dieta ancora prima del concepimento.
«L’alimentazione ideale è la più varia possibile, ricca di frutta e verdura e con un buon apporto di latticini, pesce, legumi e cereali integrali», spiega Cetini. Con l’aiuto del proprio medico, inoltre, è bene capire se serve un integratore, per esempio di calcio o ferro. «Tutte le donne che desiderano un figlio, comunque, dovrebbero assumere acido folico, perché riduce il rischio di malformazioni e sembra ridurre anche quello di patologie da insufficienza placentare». E se non ci sono controindicazioni, sì a una giusta attività fisica durante l’attesa, per esempio nuoto, yoga o camminate veloci e a un po’ di vita all’aria aperta, per assimilare grazie al sole la vitamina D.

L’Espresso

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