Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente autorizzato un contingente complessivo di 2.628 assunzioni a tempo indeterminato per gli insegnanti di religione cattolica (IRC), volto a stabilizzare il personale e a dare una risposta strutturale a una categoria che attendeva lo sblocco dei ruoli da oltre un ventennio. Questa decisione rappresenta un passo avanti cruciale nel piano di riduzione del precariato storico tra i docenti di religione.
La ripartizione dei posti e i criteri di selezione
In base ai vincoli legislativi che regolano le due procedure di reclutamento parallele, il contingente autorizzato non viene diviso in parti uguali, ma segue una riserva specifica a tutela del personale con anni di servizio alle spalle. I 2.628 posti saranno così distribuiti:
1.840 posti (pari al 70%) destinati alla procedura straordinaria, riservata ai docenti precari che hanno maturato almeno 36 mesi di servizio nello specifico insegnamento;
788 posti (pari al 30%) assegnati invece alla graduatoria del concorso ordinario.
Il decreto ministeriale prevede inoltre il recupero delle quote di posti eventualmente non utilizzati nelle precedenti autorizzazioni di spesa, concentrando una parte significativa delle disponibilità nella scuola secondaria, al fine di garantire la massima efficacia delle operazioni di scorrimento delle graduatorie.
I posti residui e il rischio di disparità territoriali
Nonostante la portata del contingente, l’analisi dei dati evidenzia che al termine delle immissioni in ruolo resteranno comunque 933 posti vacanti a livello nazionale (suddivisi tra 236 nella scuola dell’infanzia/primaria e 697 nella scuola secondaria). Si tratta di disponibilità residue che non potranno essere assorbite nel corso di questo anno scolastico a causa della mancanza di candidati in specifiche combinazioni regionali o diocesane.
Un elemento critico è infatti rappresentato dalle compensazioni territoriali. La distribuzione dei posti risente della forte asimmetria geografica delle graduatorie: in alcune regioni, i candidati della procedura straordinaria rischiano di non vedere alcuna immissione in ruolo immediata nonostante la presenza teorica di cattedre libere a livello nazionale. Questa frammentazione richiederà un attento monitoraggio da parte del Ministero e dei sindacati per bilanciare i futuri flussi di mobilità e stabilità.
I prossimi passaggi: il ruolo di USR e Diocesi
Con l’emanazione del contingente nazionale, l’iter amministrativo passa ora in mano ai territori. Gli Uffici Scolastici Regionali (USR), d’intesa con gli Ordinari diocesani competenti per territorio, dovranno provvedere alla scomposizione del contingente per province e gradi di scuola, pubblicando i decreti di ripartizione e i calendari delle convocazioni per la scelta della sede.
Per i docenti interessati si apre dunque la fase operativa delle istanze online, propedeutica alla stipula del contratto a tempo indeterminato che garantirà la continuità didattica per gli studenti e la fine della precarietà per migliaia di professionisti della scuola.
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