Tfa Speciali PAS – E’ tempo di ricorsi

In questi giorni, come spesso in estate nel mondo scolastico, accade che il docenti precari siano impegnati in qualcosa che in un modo o nell’altro segnerà il loro futuro, prossimo o a lungo termine. In questo caso, trattandosi dell’iscrizione ai PAS, meglio noti come “TFA speciali”, le questioni sollevate sono molte. Nonostante la costatazione che la loro definizione vede l’associazione Adida tra i principali protagonisti, essendo il frutto dell’azione politica svolta dall’associazione nel corso della sua attività, ancora una volta ci troviamo di fronte alla necessità di dover considerare lo strumento del ricorso come l’unica strada per poter soddisfare le legittime richieste dei precari della III fascia d’istituto. Per noi, infatti, docenti che, come lo stesso Ministro Carrozza ha ammesso, hanno garantito il regolare funzionamento del sistema scolastico italiano, questa dei PAS è l’ennesima prova “ad ostacoli”, visti i numerosi problemi che abbiamo dovuto e dovremo affrontare. Negli anni passati, infatti, il MIUR, consapevole delle prerogative di questa categorie di docenti, ha sempre attuato dei correttivi volti a “sanare” la sua posizione di sfruttamento e di illegittimo utilizzo di contratti a tempo determinato, sovrabbondanti data una cronica cattiva gestione delle risorse umane.

Se non ci fosse stata la presa di coscienza di noi precari di III fascia, dei nostri diritti, della nostra professionalità, sicuramente non saremmo qui a parlare di percorsi abilitanti riservati, dal momento che il MIUR, dal 2009 ad oggi, voleva omologarci agli aspiranti docenti, disconoscendo “per decreto” le prerogative professionali. Tuttavia, nonostante le ammissioni del MIUR, le evidenze normative, i titoli in nostro possesso e la legittimità della nostra posizione così come definita dai contratti sottoscritti, molti docenti della III fascia d’istituto sono “costretti” a proporre un ricorso perché i requisiti imposti dal decreto che ha istituito i PAS li escludono anche solo per pochi giorni di servizio mancante o svolto con contratti non previsti dalla norma, nella speranza di poter conseguire una formale abilitazione.

Nonostante manchi una chiara normativa sul reclutamento, i percorsi abilitanti definiti dal DM 249 e dalle successive modifiche creeranno nuove disparità, che rischiano di veder progressivamente ridurre le possibilità di occupazione della III fascia d’istituto, in attesa che la magistratura definisca, una volta per tutte, quale lettura dare alla normativa che la riguarda.

Non potevamo che considerare quindi lo strumento del ricorso come l’unica possibilità al momento esistente per “limitare il danno” che il sistema scolastico italiano, con le sue assurde e irrazionali modalità di gestione ha generato e promette di generare nel prossimo futuro. A partire da una interpretazione arbitraria della normativa europea, infatti, il MIUR non ha voluto considerare che la posizione dei precari di III fascia è il frutto del suo stesso operato e che solo dei correttivi sensati e adeguati avrebbero potuto risolvere il nostro annoso problema. In questo momento, non è comunque possibile soprassedere e non rispondere alle richieste di quanti intravedono nei PAS, nonostante le contraddizioni che condensano e riassumono, una pallida via d’uscita alla loro problematica posizione professionale. Impugnare il decreto che li ha definiti, come pure tutti i decreti attuativi che permetteranno la loro realizzazione, quindi, diventa un “atto dovuto”, una esigenza contingente alla quale è necessario dare una risposta immediata.

L’associazione Adida

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