PAS ex tfa speciali – La lettera della Prof.ssa Clara Cesario del Gruppo Percorso Abilitante Speciale

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della professoressa Prof.ssa Clara Cesario del Gruppo Percorso Abilitante Speciale.

Dopo mesi di attacchi bassi e privi di fondamento, nonché di scorretta propaganda di chi, ripetutamente, si definisce “meritevole” di insegnare, oggi sento il bisogno di rispondere ancora  a loro, ai colleghi docenti “tieffini” come ai colleghi docenti universitari, offrendo un esclusivo spunto di riflessione piuttosto che poveri  insulti; lanciando un sereno confronto piuttosto che sterili offese. Risponderò agli ultimi improperi, con quella civiltà che è propria di un “vero” insegnante, avvezzo com’è a quella teoria di educazione che i colleghi tieffini dovrebbero conoscere bene, avendone così tanto studiato i principi.
Da troppo tempo e su vari canali leggo degli attacchi che ci vengono mossi, colpevoli di rientrare, per servizio, in un filone abilitativo assolutamente identico a quello ordinario (anche noi avremo testi da studiare ed esami da sostenere). Accusati di non dover meritare l’abilitazione perché non sottoposti a scrematura iniziale. Falciati da docenti universitari e neo-laureati perché privi, dall’alto delle loro padronanze didattiche, delle conoscenze necessarie per varcare un’aula studentesca.
E’ triste vedere colleghi che dovrebbero accostarsi con serenità e fiducia all’insegnamento, arrabbiati per motivazioni che appaiono assolutamente inverosimili.
Quando leggo che è una “vergogna” che docenti non abilitati, con punteggio di servizio alto, abbiano la possibilità di godere di una cattedra “in barba” a chi, al contrario, a luglio 2013 ha conseguito l’abilitazione ordinaria, corrugo la fronte. Quando mi sottopongono le frasi di docenti universitari che gridano “allo scandalo” per l’assenza di una legge meritocratica che monitori le convocazioni scolastiche, resto attonita. Quando leggo comunicati di abilitati TFA ricevuti da Onorevoli e Ministri per chiedere ed ottenere la riapertura immediata  degli aggiornamenti di graduatoria, nel rispetto di chi ha studiato seriamente e senza scorciatoie, scuoto la testa.
Ora, so bene di vivere in un Paese particolare, fatto di bugie e contraddizioni, di corruzione e favoritismi ma, sinceramente, gli attacchi così formulati denunciano non solo un’ovvia assenza di civiltà ma, soprattutto, una cattiva informazione ed un velo di ignoranza (il cui termine è da considerare nell’accezione latina di “non conoscenza”).
Cercherò di spiegare, punto per punto, quelle storpiature che ci sono attribuite da chi, per saccenza e, purtroppo, per  proprio tornaconto vuol far passare per vere.
Parto subito dall’osannata eccellenza dei tieffini, resi virtuosi dall’ottimo superamento dei test preliminari, propedeutici alla specializzazione per l’insegnamento. Non mi abbasserò, come tanti di loro continuano a fare, a dispensare incompetenze culturali e carenze metodologiche, con l’unico scopo di affossare chi è nella stessa sfera professionale, ma ci tengo a ricordare lo scandaloso concorso pre-selettivo a cui gli stessi colleghi hanno partecipato, fatto di domande raffazzonate, improvvisate e rabberciate che non hanno lasciato di loro un buon ricordo. Domande studiate e preparate da quegli stessi professori universitari che oggi osteggiano l’apertura dei PAS e che hanno lasciato una scia molto lunga di non ammessi, definiti, da molti (compresi gli stessi) “ignoranti” perché rei di non aver raggiunto la sufficienza ai test. Diremmo, oggi, domande culturali non tarate, secondo le direttive europee, sulla popolazione acculturata e, quindi, nel nostro caso, sulla classe docente media; classe docente, però, formata e venuta fuori proprio da quelle università genitrici del nuovo ciclo di docenti del futuro che oggi, invece, difendono come meritevole.
Quando, poi, si parla di meritocrazia bisognerebbe essere onesti  e riconoscere a tutti ciò che spetta senza inappropriate critiche distruttive. Definire meritevoli esclusivamente persone piene di nozioni (non sempre ben acquisite e strutturate) vuol dire perdere di vista le conoscenze pratiche che tanto servono nelle scuole di oggi. Ma anche così la definizione appare forzata, in quanto reputare meritevole il solo docente vincitore di un test (tra l’altro, nella maggioranza dei casi, superato con il minimo),  esclude, di fatto, per pura casualità, una larga fetta di docenti estremamente valida e di successo che vanta capacità pratiche e proprietà educative, oltre ad una grande cultura di base! Quanti tieffini mi sono trovata lungo le mie supplenze da “non abilitata”, pieni di insicurezze e poveri di tecnica, oltre ad una scarsa conoscenza dei programmi ministeriali (spesso ridondanti nel percorso personale sviluppato negli anni di studio). Quante volte, proprio da loro, mi è stato richiesto appoggio ed aiuto nella gestione dei ragazzi come nell’ausilio degli strumenti. Quante volte ho costruito una UDA per le classi da loro seguite, dietro espressa richiesta di dirigenti scolastici e colleghi di plesso… Potrei continuare “sparando sulla croce rossa”, ma preferisco fermarmi perché non è contro un collega che voglio puntare il dito (sebbene, come “passina” abbia ricevuto attacchi e critiche), ma contro una rabbia espressa  ed una scorrettezza incoraggiata, nata e sviluppata da un cattivo governo, reo di aver creato una vera e propria guerra fra poveri!
Ed è quando, poi, si pretende la riapertura anticipata delle graduatorie, forti di un titolo appena acquisito che lascia pensare ad un sicuro diritto di prelazione sulle nomine, che mi rendo conto di come si sia veramente figli di questa Italia sgangherata e senza regole, fatta di ricorsi e mezze verità, di promesse e controversie. Richiedere, da parte di un gruppo abilitato questa operazione, vuol dire ricercare un abuso legale. Vuol dire infischiarsene di quelle regole, legali e civili, che poi si pretende i nostri alunni, al contrario, acquisiscano e rispettino. Vuol dire manipolare un momento di crescita, che dovrebbe essere di confronto e di coesione, ma che, al contrario, nasconde semplicemente una grande paura ed un’insicurezza sul futuro lavorativo. Vuol dire tentare la via della giustizia morale nascondendo, di base, la paura di un lavoro mancato.
Ho ascoltato, in questi mesi, tante parole su diritti mancati e ruberie subite, ma non ho mai sentito, dalla bocca dei colleghi abilitati, come dei docenti universitari, una sola parola di collaborazione e di solidale sportività per qualcosa che, accettato o no, ci rende uguali; figli di una stessa classe docente. Ma, soprattutto, con grande sconcerto,  non ho mai sentito una sola parola spesa in attenzione degli studenti; di quegli alunni che, secondo le teorie di persone “costruite” per insegnare, dovrebbero godere e pregiarsi di docenti altamente preparati e formati, quali gli abilitati TFA.
Prof.ssa Clara Cesario
Gruppo Percorso Abilitante Speciale

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