PAS ex tfa speciali – La lettera della Prof.ssa Clara Cesario del Gruppo Percorso Abilitante Speciale

Riceviamo e pubblichiamo la lettera della professoressa Prof.ssa Clara Cesario del Gruppo Percorso Abilitante Speciale.

Dopo mesi di attacchi bassi e privi di fondamento, nonché di scorretta propaganda di chi, ripetutamente, si definisce “meritevole” di insegnare, oggi sento il bisogno di rispondere ancora  a loro, ai colleghi docenti “tieffini” come ai colleghi docenti universitari, offrendo un esclusivo spunto di riflessione piuttosto che poveri  insulti; lanciando un sereno confronto piuttosto che sterili offese. Risponderò agli ultimi improperi, con quella civiltà che è propria di un “vero” insegnante, avvezzo com’è a quella teoria di educazione che i colleghi tieffini dovrebbero conoscere bene, avendone così tanto studiato i principi.
Da troppo tempo e su vari canali leggo degli attacchi che ci vengono mossi, colpevoli di rientrare, per servizio, in un filone abilitativo assolutamente identico a quello ordinario (anche noi avremo testi da studiare ed esami da sostenere). Accusati di non dover meritare l’abilitazione perché non sottoposti a scrematura iniziale. Falciati da docenti universitari e neo-laureati perché privi, dall’alto delle loro padronanze didattiche, delle conoscenze necessarie per varcare un’aula studentesca.
E’ triste vedere colleghi che dovrebbero accostarsi con serenità e fiducia all’insegnamento, arrabbiati per motivazioni che appaiono assolutamente inverosimili.
Quando leggo che è una “vergogna” che docenti non abilitati, con punteggio di servizio alto, abbiano la possibilità di godere di una cattedra “in barba” a chi, al contrario, a luglio 2013 ha conseguito l’abilitazione ordinaria, corrugo la fronte. Quando mi sottopongono le frasi di docenti universitari che gridano “allo scandalo” per l’assenza di una legge meritocratica che monitori le convocazioni scolastiche, resto attonita. Quando leggo comunicati di abilitati TFA ricevuti da Onorevoli e Ministri per chiedere ed ottenere la riapertura immediata  degli aggiornamenti di graduatoria, nel rispetto di chi ha studiato seriamente e senza scorciatoie, scuoto la testa.
Ora, so bene di vivere in un Paese particolare, fatto di bugie e contraddizioni, di corruzione e favoritismi ma, sinceramente, gli attacchi così formulati denunciano non solo un’ovvia assenza di civiltà ma, soprattutto, una cattiva informazione ed un velo di ignoranza (il cui termine è da considerare nell’accezione latina di “non conoscenza”).
Cercherò di spiegare, punto per punto, quelle storpiature che ci sono attribuite da chi, per saccenza e, purtroppo, per  proprio tornaconto vuol far passare per vere.
Parto subito dall’osannata eccellenza dei tieffini, resi virtuosi dall’ottimo superamento dei test preliminari, propedeutici alla specializzazione per l’insegnamento. Non mi abbasserò, come tanti di loro continuano a fare, a dispensare incompetenze culturali e carenze metodologiche, con l’unico scopo di affossare chi è nella stessa sfera professionale, ma ci tengo a ricordare lo scandaloso concorso pre-selettivo a cui gli stessi colleghi hanno partecipato, fatto di domande raffazzonate, improvvisate e rabberciate che non hanno lasciato di loro un buon ricordo. Domande studiate e preparate da quegli stessi professori universitari che oggi osteggiano l’apertura dei PAS e che hanno lasciato una scia molto lunga di non ammessi, definiti, da molti (compresi gli stessi) “ignoranti” perché rei di non aver raggiunto la sufficienza ai test. Diremmo, oggi, domande culturali non tarate, secondo le direttive europee, sulla popolazione acculturata e, quindi, nel nostro caso, sulla classe docente media; classe docente, però, formata e venuta fuori proprio da quelle università genitrici del nuovo ciclo di docenti del futuro che oggi, invece, difendono come meritevole.
Quando, poi, si parla di meritocrazia bisognerebbe essere onesti  e riconoscere a tutti ciò che spetta senza inappropriate critiche distruttive. Definire meritevoli esclusivamente persone piene di nozioni (non sempre ben acquisite e strutturate) vuol dire perdere di vista le conoscenze pratiche che tanto servono nelle scuole di oggi. Ma anche così la definizione appare forzata, in quanto reputare meritevole il solo docente vincitore di un test (tra l’altro, nella maggioranza dei casi, superato con il minimo),  esclude, di fatto, per pura casualità, una larga fetta di docenti estremamente valida e di successo che vanta capacità pratiche e proprietà educative, oltre ad una grande cultura di base! Quanti tieffini mi sono trovata lungo le mie supplenze da “non abilitata”, pieni di insicurezze e poveri di tecnica, oltre ad una scarsa conoscenza dei programmi ministeriali (spesso ridondanti nel percorso personale sviluppato negli anni di studio). Quante volte, proprio da loro, mi è stato richiesto appoggio ed aiuto nella gestione dei ragazzi come nell’ausilio degli strumenti. Quante volte ho costruito una UDA per le classi da loro seguite, dietro espressa richiesta di dirigenti scolastici e colleghi di plesso… Potrei continuare “sparando sulla croce rossa”, ma preferisco fermarmi perché non è contro un collega che voglio puntare il dito (sebbene, come “passina” abbia ricevuto attacchi e critiche), ma contro una rabbia espressa  ed una scorrettezza incoraggiata, nata e sviluppata da un cattivo governo, reo di aver creato una vera e propria guerra fra poveri!
Ed è quando, poi, si pretende la riapertura anticipata delle graduatorie, forti di un titolo appena acquisito che lascia pensare ad un sicuro diritto di prelazione sulle nomine, che mi rendo conto di come si sia veramente figli di questa Italia sgangherata e senza regole, fatta di ricorsi e mezze verità, di promesse e controversie. Richiedere, da parte di un gruppo abilitato questa operazione, vuol dire ricercare un abuso legale. Vuol dire infischiarsene di quelle regole, legali e civili, che poi si pretende i nostri alunni, al contrario, acquisiscano e rispettino. Vuol dire manipolare un momento di crescita, che dovrebbe essere di confronto e di coesione, ma che, al contrario, nasconde semplicemente una grande paura ed un’insicurezza sul futuro lavorativo. Vuol dire tentare la via della giustizia morale nascondendo, di base, la paura di un lavoro mancato.
Ho ascoltato, in questi mesi, tante parole su diritti mancati e ruberie subite, ma non ho mai sentito, dalla bocca dei colleghi abilitati, come dei docenti universitari, una sola parola di collaborazione e di solidale sportività per qualcosa che, accettato o no, ci rende uguali; figli di una stessa classe docente. Ma, soprattutto, con grande sconcerto,  non ho mai sentito una sola parola spesa in attenzione degli studenti; di quegli alunni che, secondo le teorie di persone “costruite” per insegnare, dovrebbero godere e pregiarsi di docenti altamente preparati e formati, quali gli abilitati TFA.
Prof.ssa Clara Cesario
Gruppo Percorso Abilitante Speciale

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5 Risposte

  1. Sara Piersantelli ha detto:

    Gentile Prof.ssa Clara Cesario,
    il suo lungo intervento, tra l’altro molto ben scritto, si basa su due presupposti poco corretti: che gli abilitati con Tfa siano tutti neolaureati, che l’unico ostacolo che abbiano superato sia il test a crocette su base nazionale. Purtroppo è stata fatta informazione in modo parziale su quanto concerne il Tfa: in pochi sanno che l’età media degli abilitati è di circa 38 anni, che un’altissima percentuale di essi ha una precedente anzianità di servizio come lei, che molti avrebbero avuto le credenziali di accesso ai Pas proprio come li ha lei. Di neolaureati, come me, ce ne sono davvero pochi, tanto che nel corso che ho frequentato si trattava di meno del 30%.
    Per quel che riguarda l’accesso, vorrei ricordare che, dopo il test a crocette, c’è stato uno scritto e, dopo ancora, un orale. Verissima è l’affermazione che il primo test fosse un po’ raffazzonato e, infatti, sono state necessarie alcune rettifiche da parte del Ministero, rettifiche che hanno portato all’annullamento di alcune domande prontamente abbonate a tutti i partecipanti. Su 60 domande, per la sufficienza occorrevano 42 risposte corrette, ad alcune classi di concorso, la A060 e la A245/A246, ne sono state annullare 21:1/3 del totale e ben il 50% di quelle necessarie al superamento della prova.
    Allo scritto, dove c’è stata pure una dura selezione, nella mia classe un altro terzo dei candidati è stato bocciato, sulla base di tre domande a risposta aperta che prevedevano l’analisi di un testo narrativo, di un testo di storia e una piccola trattazione di una problematica di geografia. Qui purtroppo il nozionismo non era molto utile dato che era necessario argomentare per poter superare la prova. L’interrogazione orale ha dato la limatura finale bocciando a sua volta una piccolissima parte dei candidati.
    Chiarito questo, ho una piccola curiosità personale: lei ha affermato di aver più “volte costruito una UDA per le classi da loro seguite”, ma mi sorge spontanea una domanda: loro chi? Quando? Ci siamo abilitati da giugno in poi, la scuola è iniziata da un mese, come è possibile che abbia più volte costruito UDA per conto di qualche neoabilitato dato che molti al momento nemmeno insegnano? Forse lo ha fatto durante il tirocinio a scuola, quando ancora il Tfa era in corso? Se si tratta del periodo di tirocinio si chiama così proprio perché si sta procedendo con un percorso di apprendimento sul campo, quindi chiedere informazioni ai colleghi e al personale di servizio a scuola è la cosa migliore che chi vuole veramente imparare può fare; a questo si aggiunge il fatto che, se non erano ancora in corso le lezioni presso le sedi universitarie, le materie di indirizzo sarebbero state approfondite dopo il tirocinio. Se si tratta di neoabilitati mi chiedo quante UDA possa aver preparato in un mese.
    Sperando in una sua risposta, la ringrazio per aver detto la sua in modo cortese, contrariamente a quanti suoi colleghi sono soliti fare.
    Cordialmente,
    Prof.ssa Sara Piersantelli

  2. Ludovica Marcone ha detto:

    Gentile Clara Cesario,
    sono una docente abilitata con il Tfa Ordinario e faccio parte della categoria dei “neolaureati” che tanto scandalizza i futuri “passini”.
    Inizio subito col fare pubblicamente “mea culpa” per non essere nata prima del 1986 e per aver avuto una fortuna sfacciata nel superare il test pre-selettivo, ma sa, ogni tanto studiare intensamente, giorno e notte, dà i suoi frutti anche quando le prove cui veniamo sottoposti presentano delle imperfezioni (mi sono sempre chiesta come ci si possa lamentare del test, gridare allo scandalo per gli abbuoni e poi non scandalizzarsi, invece, del non aver raggiunto il punteggio minimo per accedere alla seconda prova, nonostante gli abbuoni stessi! I paradossi della vita…).
    Personalmente non ho mai reputato tutti i docenti abilitati col Tfa Ordinario migliori in assoluto di ogni aspirante Pas; molti colleghi meritevoli non hanno superato il test e non hanno potuto abilitarsi, in ogni caso quando si partecipa ad un corso che prevede tali modalità d’accesso la bocciatura è qualcosa da mettere in conto e, a mio avviso, da accettare con umiltà.
    Voi lamentate lo sfruttamento da parte dello Stato, noi lamentiamo l’incoerenza ministeriale nel bandire un concorso per un corso a numero chiuso prima, e nell’operare una sanatoria poi. Perché, mia carissima collega, di una sanatoria si tratta, senza “se” e senza “ma”.
    Molti passini hanno avuto diverse occasioni per dimostrare la propria bravura e la propria preparazione, se non hanno mai conseguito l’abilitazione facciamoci delle domande e diamoci delle risposte.
    Mi trattengo dall’esternare ulteriori considerazioni circa la PALESE differenza esistente tra il percorso Ordinario e quello Speciale, perché quello sì che sarebbe “sparare sulla croce rossa”, come dice Lei! Confido, piuttosto, nel buon senso del Ministro e auspico un’azione ministeriale tesa al rispetto del merito, prima che dell’anzianità di servizio. Non dimentichiamo che molti docenti coi requisiti per lo Speciale si sono messi in gioco, hanno superato ogni prova del Tfa, hanno affrontato il corso senza sconti e ora sono regolarmente abilitati…evidentemente non era un’impresa impossibile!
    Un’ultimissima considerazione… l’attitudine tipicamente “passina” al firmare interventi fregiandosi del titolo (non ancora acquisito, a quanto pare) di “Prof.” o “Prof.ssa” rientra nella categoria delle “mezze verità” sopracitato (mi perdoni, ma ha parlato proprio lei di “storpiature” e “cattiva informazione”)?
    In bocca al lupo per il Suo percorso.
    Cordialmente,
    Prof.ssa Ludovica Marcone

  3. Deborah ha detto:

    Gentile Clara,
    procedo per punti nel rispondere alla sua lettera.
    1) “scorretta propaganda” non mi sembra la definizione appropriata di chi cerca semplicemente di veder riconosciuto, oltre al servizio, anche il fatto di aver superato una selezione pubblica per avere accesso ad un percorso ordinario di abilitazione alla professione di insegnante.
    2) L’utilizzo di “sterili offese” non può essere generalizzato alla categoria dei neo abilitati: non conosco i casi singoli, ma ritengo che in questo contesto le offese si siano sprecate da entrambi i fronti. Trovo ingiusta e irrispettosa questa generalizzazione.
    3) Il concetto di ” filone abilitativo assolutamente identico a quello ordinario”, pecca del fatto che è privo di alcuna selezione all’ingresso; questo a scapito di tutti i neo abilitati all’insegnamento che vantano anni di servizio, ma che hanno superato la selezione o dei congelati SSIS.
    4) “motivazioni che appaiono assolutamente inverosimili”: io non ho mai visto alcuna categoria di lavoratori in cui si accede all’abilitazione venga contemporaneamente dopo selezioni pubbliche e tramite periodici condoni. Questo è inverosimile.
    5) “corrugo la fronte… resto attonita… scuoto la testa”: ci spiega il motivo del suo disappunto davanti a cose, non solo lecite, ma doverose? O il servizio accumulato dal 1999 al 2013, anni in cui ci sono stati 2 concorsi ordinari, 9 cicli di SSIS e 1 ciclo di TFA ordinario vi ha reso ciechi davanti alle palesi ingiustizie?
    6) Rispetto all’invettiva sui “tieffini” inabili all’organizzazione del lavoro di di insegnamento, suppongo si riferisca a persone alle prime armi (che probabilmente non avevano ancora avuto accesso a percorsi abilitanti) e non riesco a capire (mi scuso per i miei limiti) come Lei sia stata capace di impostare il lavoro a scuola dal primo giorno della prima esperienza in classe senza chiedere alcun consiglio o aiuto ai colleghi. Mi pare fisiologico affidarsi al sostegno ai colleghi più anziani, visto che il nostro sistema permette ai non abilitati, senza alcuna esperienza o formazione ad hoc, di insegnare. Quindi ritengo che il problema non sia il collega giovane che Le chiede una dritta, ma il fatto che ci sia gente senza preparazione specifica (disciplinare, ma soprattutto pedagogica) a cui viene permesso di elevarsi a “professore” nella scuola pubblica. Le ricordo inoltre che dal 2001 non esistono più i programmi scolastici, ma le indicazioni nazionali a cui fanno riferimento le singole programmazioni didattiche, nel rispetto della libertà di iniziativa curricolare della scuole e della libertà di insegnamento dei docenti
    7) Sul discorso “si pretende la riapertura anticipata delle graduatorie”, vorrei farle presente che in una nota di Aprile scorso il MIUR chiedeva agli atenei italiani di concludere le procedure di abilitazione per Settembre in quanto i neo abilitati avrebbero dovuto essere utilizzabili dall’a.s. 2013/14. Questo non comportava necessariamente la riapertura delle GI: sarebbe bastato creare un elenco aggiuntivo da inserire a monte della III fascia per far sì che i neo abilitati avessero la possibilità di spendere il titolo. Non riesco a concepire come un precario della scuola non comprenda l’ingiustizia che c’è dietro ad un atto del genere. E’ come se ad un avvocato o ad un medico che ha superato brillantemente l’esame di Stato venisse impedito di esercitare la professione per un anno.
    8) Su “infischiarsene di quelle regole, legali e civili” si potrebbe aprire una discussione infinita, ma eviterei per non annoiare più del dovuto i colleghi che mi leggono. Lei cosa pensa di tutte quelle persone che dichiarano servizio falso o irrisorio in paritarie conniventi e che si abiliteranno con una sanatoria senza neanche un minimo di filtro? Certo è che quando il MIUR ci offre su un piatto d’argento la possibilità di accedere ad un titolo che è discriminante per accedere ad un posto di ruolo, possiamo anche chiudere un occhio, o sbaglio? Mi risulta davvero svilente come tra i precari che beneficeranno dei Percorsi Abilitanti Speciali e che si espongono pubblicamente, non abbia mai sentito critiche a questo sistema periodico di sanatorie che fa di tutta l’erba un fascio. Al posto vostro un po’ indignata sarei. Ma è più “semplice” stare zitti quando abbiamo un tornaconto personale.
    9) “collaborazione e solidale sportività” si avrebbe se si giocasse alla pari. Giusto per chiarire, se i PAS fossero stati concepiti per chi aveva accumulato 3 anni di servizio tra il 2007 e il 2012, anni in cui il canale abilitante ordinario è stato interrotto, probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire. A tutti gli effetti, lo Stato è responsabile di aver fatto lavorare non abilitati per evidente discrepanza tra i numeri dell’organico di diritto e quelli dell’organico di fatto. Aprendo i PAS a chi ha servizio tra il 1999 e il 2013 si permette a tutte le persone che hanno avuto la possibilità di abilitarsi ma che o sono state respinte ripetutamente alle selezioni di SSIS e TFA o non hanno neanche provato a prendervi parte nell’attesa della successiva sanatoria, di prendere l’abilitazione; tutto ciò alla stregua di chi invece ha superato una selezione pubblica. Io la percepisco come una palese ingiustizia sulla pelle di chi ha seguito i percorsi ordinari (ecco il rispetto delle regole) senza aspettare di prendere scorciatoie.
    10) Apprezzo i toni della Sua lettera, ma mi sfugge un dettaglio: “Cercherò di spiegare, punto per punto, quelle storpiature che ci sono attribuite da chi, per saccenza e, purtroppo, per proprio tornaconto vuol far passare per vere”. Mi spiega cosa c’è di falso in quello che viene rivendicato dai neo abilitati? Possiamo parlare talvolta di contesti opinabili, ma di eclatanti falsità non ne vedo. In particolare, ci tengo a precisare che non mi riconosco in alcuna delle insinuazioni che lei attribuisce all’intera categoria.

    Una neo abilitata con Tirocinio Formativo Attivo ordinario,
    lavoratrice della scuola della III fascia delle GI da 3 anni.

  4. Professoressa Angela ha detto:

    Vorrei ricordare come, secondo le normative vigenti, chi non è in possesso dell’abilitazione all’insegnamento non ha il titolo di “professore/professoressa” e così non potrebbe firmarsi. D’altronde se in tal modo vengono chiamati i supplenti nelle GI di terza fascia, questa è per sola questione di comodo, un pò come quando all’università chiamiamo “professori” quelli che in realtà sono “solo” ancora “ricercatori” o definiamo “avvocati” i tirocinanti in tribunale.. Il titolo di “professore” si ottiene in seguito al superamento di concorsi pubblici abilitanti, corsi abilitanti a numero chiuso (ssis, tfa ordinario) e, una tantum, con percorsi riservati “speciali”. Chi non rientra attualmente in una delle categorie sopra citate non ha diritto a firmarsi “professore” a meno di non voler affermare il falso, cosa per cui fra l’altro si può essere perseguiti per legge. Arrivederci Dottoressa Clara, la prego in futuro di dare giuste informazioni sul suo status attraverso il titolo che al momento le compete.
    Cordialmente,
    Professoressa Angela

  5. Michela ha detto:

    Gentile Clara,

    benché non condivida il messaggio contenuto nel suo intervento, la sua lettera mi è sembrata una delle più assennate tra quelle che ho letto recentemente in difesa della causa PAS, per questo motivo mi sento di risponderle. Sono un’abilitata TFA di 26 anni e probabilmente, seguendo la logica da lei adottata, dovrei scusarmi con il sistema e con gli studenti per ricoprire tale qualifica senza anni di esperienza d’insegnamento alle spalle. Sempre seguendo le conseguenze del suo ragionare, sarei infatti un pericolo o una minaccia al bene della scuola, quindi dovrei vedermi dal dire a piena voce che rientro in quella percentuale di “usurpatori” (termine usato dai difensori della sua causa settimane fa) che acquisiscono un diritto che non spetta loro, quello di insegnante nella scuola pubblica.

    Mi perdoni, ma non ritengo necessario fare pubblica ammenda o tanto meno vergognarmi (come numerosi sostenitori della sua causa mi hanno RIPETUTAMENTE invitato a fare) dello “status” che ricopro in questo frangente. Non lo faccio. Sia perché in quel paese pieno di problemi che è l’Italia paradossalmente l’inflazionatissimo invito a vergognarsi viene sempre da chi di vergogna dovrebbe scontarne a non finire e perché mi conforta la consapevolezza che comunissimi stati democratici andrebbero orgogliosi di coloro che, come me ed altri, ottengono a pieni voti lo status di insegnante qualificato in giovane età, dopo aver superato brillantemente prove selettive, tirocinio ed esami finali, anziché vergognarsi degli stessi. Risorse ci chiamerebbero tali paesi. “Vergognatevi” ci dicono nel nostro di paese.

    Ahimé, come lei ha ampiamente argomentato, l’Italia non può certo riempirsi la bocca delle parole merito, democrazia e diritti civili, quindi improvvisamente vincere un concorso non è più un traguardo ma qualcosa di cui vergognarsi e di colpo coloro che non hanno passato prove selettive del TFA, che tra i criteri di selezione tenevano ampiamente conto dei tanto sbandierati ANNI DI SERVIZIO, si appellano a diritti di cui potrebbero godere solo tramite manovre governative antidemocratiche. Ora capirà perché sono pienamente d’accordo quando definisce l’Italia “un paese pieno di bugie e contraddizioni”.

    Dal momento che amo rispondere agli interventi percorrendo strettamente la linea dell’autore, vorrei porre l’attenzione su una contraddizione di fondo che intravedo nel suo discorso. Se lei sostiene che i docenti capaci sono solo quelli che possono basare il loro agire su una solida esperienza, ritiene quindi che i suoi colleghi che hanno una cattedra di ruolo e che magari l’hanno ottenuta anni fa tramite concorso, senza aver maturato esperienza precedente, non abbiano avuto diritto ad accettare l’incarico o non siano stati insegnanti validi? Ritiene che l’accesso alla professione diventi immediatamente reso possibile da anni di servizio che nessuno ha mai monitorato per giudicarne la validità? E mi spingo oltre, il giorno in cui le venne affidato il primo incarico quanta di quell’esperienza alla quale tanto si appella aveva? No, perché a questo punto, se come lei sostiene, l’esperienza è la sola condizione che dà diritto a un insegnante di entrare in classe e insegnare, mi lasci dire che è incappata in una palese contraddizione. Un’altra domanda. Quanto ne sapeva di pedagogia, disturbi specifici e disabilità alla vigilia del suo primo incarico?

    Il mio primo incarico forse mi verrà assegnato tra un anno (se tutto va bene) e pur avendo una conoscenza delle tematiche che ho nominato sopra, della mia materia di insegnamento (comprovata da tre prove selettive, non una a risposta multipla) e dell’esperienza del tirocinio monitorato e valutato da docenti di ruolo, verrò superata da persone che in nome di un’esperienza non valutata e non giudicata scavalcheranno la mia posizione in nome della tanto osannata “esperienza”.

    Vorrei soffermarmi sulla parola esperienza. Siamo tutti d’accordo che l’esperienza è un percorso che matura giorno dopo giorno e che nel caso dell’insegnante non è un traguardo a cui giungere, non è un bottino da accaparrare ma è un processo in fieri, giusto? Ecco, quindi siamo d’accordo nell’affermare con l’esperienza si acquisisce saggezza ma mi permetta di dire che non sono gli anni in aula che “fanno l’insegnante”. Pochi anni fa ero seduta sui banchi di scuola e le assicuro che un insegnante poteva avere l’esperienza che voleva ma se non aveva la passione per la propria disciplina, la conoscenza approfondita della stessa e la capacità di dialogare con gli studenti, poteva tranquillamente considerare il suo operato fallimentare. Gli anni passati in classe servono a capire e a migliorare, ma non possono garantire che “le doti per insegnare” siano possedute dall’insegnante in questione. Le dirò di più, non sono neanche le tre prove selettive del TFA che le garantiscono, ma per lo meno queste valutano oggettivamente un elemento essenziale, che è la conoscenza della propria materia. E’ quindi assurdo e contraddittorio basare il reclutamento dei docenti sul semplice accumulo di anni di servizio e farlo passare per “esperienza positiva”. Seguendo questa logica arbitraria, in questo paese non dovrebbero più esistere i titoli di laurea, le patenti di guida, le certificazioni linguistiche, i certificati di idoneità…perché tutto dovrebbe basarsi sull’esperienza, di successo o disastrosa che sia, in un preciso ambito.

    Sì, ha ragione. In un paese “non particolare” come l’Italia tutto ciò non accadrebbe. Chi non passa un concorso si mette l’anima in pace e lo riprova l’anno successivo, non fa ricorso. Sì ha ragione, viviamo davvero in un paese di contraddizioni e mi dispiace dirlo, ma in questo caso coloro che meglio rappresentano tale assurdità sono quelli che si battono per la sua causa, scatenando ed inasprendo la tanto pateticamente citata “guerra tra poveri”.

    Michela