Alternanza-scuola lavoro: un pasticcio annunciato con moltissimi rischi

Gli studenti coinvolti sono oltre 500 mila, le scuole dovranno trovare sul territorio aziende capaci di garantire formazione di qualità e in quantità per occoglierli e formarli sul campo. Siamo sicuri che in tutte le aree del nostro Paese – e in un momento di profonda crisi economica – vi siano aziende in grado di soddisfare le esigenze delle scuole? Personalmente ho qualche dubbio. Tuttavia le scuole saranno costrette a collocare gli studenti in un  percorso di alternanza-scuola lavoro, perchè lo impone la famosa legge 107, conosciuta come “buona scuola”. Tale legge costringe le istituzioni scolastiche ad accontentarsi, scegliendo possibilmente collocazioni di ripiego, magari collaborando con aziende che non sono perfettamente “limpide” e che magari hanno nel loro organico lavoratori in nero. Ma tutto fa brodo, anche se si tratta di brodo maleodorante.

Ma come deve essere organizzata una buona alternanza-scuola lavoro?

Premetto che regna ancora tanta confusione e il MIUR non ha provveduto a fare chiarezza. Le linee guida dicono poco o nulla e a quanto mi risulta nemmeno il decreto sui diritti-doveri degli studenti quasi in dirittura di arrivo sarà in grado di fare chiarezza. Tuttavia una buona alternanza-scuola lavoro potrebbe essere così organizzata: un 50% circa va fatta a scuola con la flessibilità in orario curriculare, ciascuna disciplina “curverà” verso i contenuti del percorso progettato; un altro 25% dovrà essere svolto in azienda e l’altro 25% in strutture affini allo scopo di conoscere il funzionamento di altre realtà o alla partecipazione a convegni e/o seminari.

Se da un lato il Nord risulterebbe più avvantaggiato, il Sud rischia ancora una volta di offrire un percorso di alternanza-scuola lavoro scadente e persino controproducente, potrebbe addirittura generare confusione sia negli studenti ma anche nelle stesse famiglie. Insomma, spero di sbagliarmi, ma temo che questa nuova alzata di ingegno del governo Renzi rischia di rivelarsi l’ennesimo pasticcio, poco formativo, e come già qualcuno ha denunciato, potrebbe tramutarsi in sfruttamento del lavoro minorile.

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