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BENESSERE – Essere magri non sempre rende felici, anzi

La società tende ormai alle forme rotonde, i magri sono una percentuale molto bassa.

Rappresentano un’esigua minoranza, spesso invidiata ma non sempre sono contenti. I magri naturali oggi rappresentano circa l’1% della popolazione, e sono quelli che, pur avendo un fisico sano, sono alla ricerca continua di strategie e metodi per tenere sotto controllo il proprio metabolismo perché non contenti della visione che hanno di se stessi.
Stiamo parlando di tutte quelle donne ed uomini che, pur mangiando a sazietà e spesso più di quanto sia necessario per loro, riescono a mantenere il peso e la struttura fisica simile a 20 come a 40 o a 70 anni senza mettere in atto nessuno sforzo, senza sottostare ad intense sedute di attività fisica o ad attenzioni particolari nella scelta delle tipologie di cibo che ingeriscono quotidianamente.

Una condizione che farebbe gola a molti, ma che in queste persone spesso genera un senso di insoddisfazione con conseguente infelicità a seconda dell’età, del sesso, dei canoni sociali ai quali afferiscono. È il caso di uomini che vorrebbero somigliare allo Schwarzenegger dei tempi d’oro, ragazze che si lamentano di non possedere le curve nei punti giusti o persone, più attempate, che si scoprono con più rughe e quindi mostrano maggiormente i segni dell’età rispetto ai loro coetanei con qualche chilo in più.

Le cause sono spesso genetiche: la presenza in famiglia di un genitore o un parente di primo grado che presenta caratteristiche fisiche analoghe al soggetto in questione può portare, in molti casi, allo sviluppo di un processo metabolico chiamato dei “cicli futili”, un meccanismo cellulare che degrada inutilmente ATP (energia chimica prodotta da processi metabolici) senza produrre nulla.
Per questi soggetti esistono due considerazioni ma di valenza diversa: la prima, di carattere positivo è che, esclusi i casi di Disturbi del Comportamento Alimentare (Anoressia, Bulimia, ecc.) ed in assenza di patologie gravi, essi avranno di che stare tranquilli con la consapevolezza che, rispetto ad un soggetto “normopeso”, i soggetti “sottopeso” presentano un’aspettativa di vita mediamente migliore e più lunga. La seconda considerazione che può portare in loro un senso di insoddisfazione e malcontento è che qualunque cosa essi facciano non riusciranno a mettere su un peso ideale secondo gli standard desiderati e socialmente accettati. A causa infatti dei meccanismi fisiologici alla base dei processi metabolici determinati dal loro DNA, tutto ciò che viene introdotto viene bruciato lasciando poco o nulla in termini di aumento di peso.

Tuttavia non è detta l’ultima parola. Bisogna tener conto infatti anche delle reazioni dei cosiddetti “perennemente magri” allo stress, perché spesso questi soggetti, a differenza di altri, sono caratterizzati da una tensione nervosa che non è estranea ad un elevato consumo di energia fisica. Quindi, un’approfondita consapevolezza dei propri metodi di reazione allo stress che caratterizza la quotidianità, può essere un passo avanti verso un’accettazione di sé.
Una dieta con aumento dell’introito calorico giornaliero (proteine e carboidrati) adeguatamente sviluppata per soggetti che “soffrono” di questa situazione accoppiata ad un’attività fisica continuativa mirata al potenziamento della massa muscolare può portare a soddisfazioni in termini di miglioramento fisico e di conseguenza psichico.

Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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