UNA SCUOLA DA BUTTARE

Finisce un altro anno scolastico.
Come sempre, nel mese di maggio, si susseguono incalzanti le ultime verifiche, una sopra l’altra, a sovraccaricare lo studio dei ragazzi.
Vedo colleghi affannati come se l’ultimo voto fosse quello che decide un anno intero.
Nove mesi di lezioni, compiti, interrogazioni non sono serviti a nulla, si decide tutto tra il 12 e il 23 maggio.
E mi viene spontanea la domanda: davvero credete in quello che state facendo?
Periodicamente enti internazionali stilano classifiche sul sistema scolastico delle varie nazioni.
Li avete letti?
L’Italia scivola sempre più agli ultimi posti.
La scuola italiana è un fallimento sotto l’aspetto didattico, pedagogico, sotto quello degli stimoli, delle motivazioni, dei risultati.
E’ tutta da rifare.
Gli allievi entrano in aula ogni giorno come se andassero in carcere.
Gli insegnanti pure.
La struttura della didattica, immobile, inutile, dannosa.
C’è uno schema solo: “io so tutto, te lo insegno, tu stai zitto e lo impari”.
Il ragazzo non è una persona che sta crescendo, non è un adolescente da aiutare in uno dei momenti più importanti della sua esistenza.
Per la scuola italiana l’allievo è un automa che deve ripetere la lezione a memoria, dicendo esattamente quello che l’insegnante vuole sentirsi dire. Guai a uscire dallo schema, sempre e solo quello.
Da anni sento la stessa litania: “Non studiano, non fanno i compiti, non stanno attenti, disturbano”.
E mi viene spontanea la domanda: “Chi è pagato per farli studiare, fargli fare i compiti, farli stare attenti, ecc. ecc.?”
C’è un modello di insegnante (donna, oltre 50 anni, acida, rigida, stanca fin dal primo giorno di scuola, caratterizzata dal lamento continuo, lontana anni luce dai ragazzi che ha davanti e che fondamentalmente le danno fastidio) che andrebbe spazzata via oppure riprogrammata del tutto.
Il piacere di apprendere? Lo sviluppo del senso critico? Il confronto, la dialettica, la capacità di costruire, di progettare, di sbagliare?
Concetti astratti.
Vediamo un film?
Perdita di tempo.
Lavoriamo col web, con youtube, col social network?
Aiuto, il demonio!
Non gli fai rompere la schiena sui libri a studiare centinaia di pagine dandogli due al minimo errore?
Sei un fannullone.
Un plauso ai politici che nel corso degli anni hanno governato il paese.
Avete raggiunto il vostro obiettivo.
Impoverire la scuola, sminuire la cultura, mortificare i giovani laureati delle ultime generazioni.
C’è una perversione nel nostro paese: la sistematica demolizione di ogni attività che potrebbe migliorare la qualità della vita.
La scuola italiana oggi è un rottame, è il Titanic che va dritto verso l’iceberg, c’è qualcuno che vuole cambiare la rotta?

Danilo Ramirez

Potrebbero interessarti anche...

Una risposta

  1. Margherita Romano ha detto:

    Sono una donna, ho più di 50 anni, 30 di insegnamento, e cercherò, nonostante il brulleggiante giovanil maschilismo, di non essere acida. Sono convinta anche io che le interrogazioni finali non servano a modificare la media di un anno, ma le faccio lo stesso. Infatti non le faccio al fine di modificare la media, ma per testare se gli alunni hanno appreso contenuti, abilità, competenze relative all’ultima parte del programma. Servono a questo, credo. Purtroppo verificare gli apprendimenti è necessario e le ultime cose insegnate ed imparate vanno testate. Concordo su un altro fatto, esami trimestrali come nella scuola anglosassone sarebbero più mirati, ma lì viene decisamente trascurata la verifica formativa. Che a mio avviso è importante perché abitua a autovalutarsi e ad essere autonomi nello svolgimento delle prove. La scuola e’complessa, la valutazione complessissima, la vita degli adolescenti disillusa e complicata, dopo 30 anni in trincea forse noi cinquantenni siamo stanche. Stanche, ma eroiche.