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L’IMU ammazzerà l’agricoltura italiana! Le nuove tassazioni a carico delle aziende agricole italiane provocheranno la chiusura di molte di queste ad iniziare da quelle più piccole

Cari Amici di A Ruota Libera, tra le proteste anti-manovra salva Italia che vediamo in questi giorni manca all’appello quella delle aziende agricole. Questo è dovuto al fatto che il settore agricolo sta ancora prendendo coscienza della reale portata del nuovo sistema di tassazione. Noi stessi che come ben sapete abbiamo una buona
conoscenza del comparto agricolo non abbiamo ancora totalmente chiara l’entità e le ricadute che le misure varate con la manovra salva Italia avranno sul settore.

Alcune certezze però iniziamo ad averle e la prima riguarda l’IMU che per come è strutturata in questo momento ci permettiamo di definirla “ammazza agricoltura”.
Come spesso accade saranno le piccole aziende e quelle con meno marginalità a soccombere per prime per via dell’elevata tassazione che avranno fabbricati e terreni agricoli. L’Imu porterà ad un’incremento esorbitante della tassazione e per questi beni le aziende agricole si troveranno a pagare fino al 300% – 400% in più.
Fare un esempio generale è praticamente impossibile viste le particolarità dell’agricoltura italiana ma siamo convinti che molti dati arriveranno a breve, come abbiamo già detto gli aumenti sono talmente elevati che non potranno che destare grande preoccupazione.

Ci spiace dirlo, ma siamo consapevoli che il crollo di molte aziende agricole dispiacerà proprio a pochi. L’agricoltura è diventata in questi anni terra di conquista, i suoi spazi e le sue produzioni interessano ai grandi colossi finanziari per produrre energia da fonti rinnovabili.
Non è un caso se nel 2012 i grandi gruppi hanno fatto incetta di terreni agricoli in giro per il mondo al punto di spingere alcuni stati come l’Argentina a bloccarne la vendita ad aziende straniere.
Ma ciò che più spaventa è che questo nuovo regime di tassazione lascerà poco spazio alla tanto richiesta crescita.

L’argomento ci sta particolarmente a cuore e presto ritornemo a trattarlo.

Liborio Butera:

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