PSR Piano di Sviluppo Rurale – Il caso delle mandorle di Cattolica Eraclea, se ne parla sul Sole 24Ore

Forte la critica del giornalista Nicole Dante Basile sul portale del Sole 24Ore circa la mancata informazione sul PSR (Piano di Sviluppo Rurale) che attinge ai fondi stanziati dalla Comunità Europea per lo sviluppo rurale. E dire che a noi farebbero comodo, molto comodo visto che la nostra economia in larga parte si basa sull’agricoltura dovl'agricoltura e il paesaggio di Cattolica eracleae spesso a produrre sono piccoli produttori. Ma il giornalista ha parlato anche del territorio di Cattolica Eraclea; territorio dalle grandissime potenzialità non sfruttate perchè gli imprenditori agricoli sono allo scuro di tali possibilità. Nicola Dante Basile ha anche sottolineato le produzioni di pregio del territorio cattolicese, citando il profumatissimo e leggero olio extravergine d’oliva, le uve, ma anche la mandorla, il particolare la storica varietà “Marchesa”, chiamata “mennula muddrisa”, cultivar particolarmente sapida e croccante e la “Tuono” importata dalla California e che da anni viene coltivata a Cattolica Eraclea grazie ad un imprenditore il sig. Vito Argento che per primo la impiantò. Noi invece abbiamo degustata la “Tuono” prodotta da un altro imprenditore locale, Giovanni Ferrera del quale apprezziamo anche l’ottimo Nero D’Avola biologico che produce.

Di seguito la parte di aricolo che riguarda Cattolica Eraclea, invece vi consigliemo di leggerlo nella sua interezza collegandovi a questo link: http://nicoladantebasile.blog.ilsole24ore.com/2014/01/sviluppo-rurale-litalia-non-spende-tutti-i-fondi-25-miliardi-ma-per-roma-%C3%A8-tutto-ok.html

Cattolica Eraclea – Nel territorio di Cattolica Eraclea (foto), cittadina siciliana di 4mila abitanti (erano 12mila negli anni 50) affacciata sulla costa Ovest e un mare azzurro da sogno e vestigia di epoca romana da rivalutare, oltre a una pregiata uva da vino, olive da olio sopraffino e agrumi che definiamo di classe “A” si coltivano anche magnifiche mandorle. Le cultivar prodotte “Marchese” e “Tuono” – ottime per la cucina e l’industria dolciaria – reggono il confronto con le migliori specie prodotte altrove, nel mondo. Tuttavia la loro produzione fatta su una quarantina di ettari è parcellizzata tra decine e decine di piccoli contadini, cui manca la forza di reggere il confronto con i buyer che arrivano da fuori. Sicché l’intero prodotto finisce altrove, lasciando che altri si approprino del valore aggiunto derivante dal loro utilizzo finale. Questo valore potrebbe restare in loco se una parte delle lavorazioni intermedie fosse fatta da strutture locali. Ma queste mancano del tutto, perché a Cattolica Eraclea i giovani, nonostante la bellezza del territorio, continuano a emigrare. E chi è rimasto non conosce ancora cosa sono i Psr, perché nessuno è andato a spiegare loro che vi sono opportunità per ottenere finanziamenti pubblici per avviare una prima fase di sviluppo agroindustriale. Il risultato è che la coltivazione di mandorle (ma anche quella di uva, olive e agrumi) rischia di depauperarsi del tutto. Eppure basterebbe una maggiore e più efficiente informazione, promossa dal ministero e via a scendere con tutte le organizzazioni sindacali al seguito, per cambiare il destino di un territorio agricolo e ridare un minimo di fiducia e coraggio alla popolazione. Ps. Quando chi ha potere decisionale non riesce o non è in grado di informare la periferia, ovvero di consigliare i cittadini e le imprese sulle risorse disponibili (peraltro già pronte, com’è nel caso dei fondi Psr) per fare investimenti a favore dello sviluppo, vuol dire che è tra quelli che pensa che la crisi economica è solo colpa degli altri.

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