SCUOLA – DOPO LA PROTESTA DURA, OCCORRERA’ METTERE IN CAMPO LE INTELLIGENZE ED EMARGINARE IMPROVVISATI E IGNORANTI PROPAGANDISTI E YES MEN

Di Augusto Gallo

Fra le pochissime persone dalle quali ho ascoltato le cose più che sensate (e studiate) sulla scuola e sulla dirigenza scolastica, la prima che mi viene in mente è Anna Armone.
Quest’articolo del 2011 è ancora attuale e andrebbe arricchito, purtroppo, dal commento di altre scelte e politiche sull’istruzione che hanno aggravato la situazione.
La mia opinione, che scandalizzerà molti che declameranno slogan e reazioni superficiali, è che la riforma dell’ordinamento scolastico debba essere riscritta a partire dall’art. 21 della LEGGE 15 marzo 1997 n. 59 e dagli artt. 14 e 16 del dPR 275 del 1999. E’ da lì che nasce un impianto sbagliato.
Questa decisione va presa se si vuole restituire efficienza alla scuola pubblica. Le alternative di cui si ciancia peggiorano l’attuale caos e consolidano il coacervo degli interessi particolari tutelati dal mostro di cui scriveva già nel 2011 Anna nel suo articolo. Gli interessi deteriori antitetici alla rinascita della scuola pubblica hanno il loro centro nei decisori e nei piccoli e grandi lobbisti, carrieristi, figuranti, nani e ballerine che frequentano Trastevere.
Tale realtà autorizza pessimismo, ma non deve piegare le coscienze.
Occorre il coraggio di analisi chiare e azioni conseguenti.

ANNA ARMONE
editoriale (estratto) del n. 3/2011 della Rivista Trimestrale di scienza dell’amministrazione scolastica” (che dirigo)
6 ottobre 2011 alle ore 15.09
“Teniamo gli occhi aperti su questo presente e sul futuro. Questo autunno il sistema scolastico si trova ad affrontare, forse nell’ignoranza generale, obiettivi già individuati dal ministro nel suo atto di indirizzo sull’attività amministrativa e la gestione. Due parole sullo strumento. Il Ministro deve emanare questo atto di alta amministrazione entro dieci giorni dall’approvazione del bilancio dello stato. Attraverso la direttiva assegna le risorse finanziarie ai responsabili dei centri di responsabilità amministrativa, retti da direttori generali e capi dipartimento. A seguito della “Riforma Brunetta” questo strumento assume un rilievo all’interno del Piano di Performance. Possiamo dire che il Piano, contenendo la direttiva, si costruisce intorno ad essa. Ne deriva che il Ministro deve porre le premesse per il successivo Piano di performance.
Come afferma la stessa direttiva “Le priorità politiche e gli obiettivi strategici sviluppano le linee di intervento programmatico già tracciate nel Programma di Governo, nel DFP, nell’atto di indirizzo del Ministro, nella nota integrativa allo stato di previsione della spesa di questo Ministero per l’anno 2011, nella legge di stabilità per il 2011, e nella legge concernente il bilancio di previsione dello Stato per l’anno 2011 e il bilancio pluriennale per il triennio 2011-2013.
Ci troviamo di fronte all’attuazione, in teoria, di un disegno fortemente improntato a principi di trasparenza nella programmazione dell’azione politico-amministrativa e di responsabilizzazione degli organi decisionali della PA, il Ministro e gli alti burocrati.
A leggere la Direttiva 2011 ci si rende conto di come il sistema scolastico sia compreso nel disegno politico amministrativo del MIUR. È vero, peraltro, che nella previsione della Riforma Brunetta si rimanda, in più passaggi, ad ulteriori provvedimenti per la definizione del Piano di performance per le scuole, in particolare per quanto riguarda la valutazione delle prestazioni dei docenti.
Coerentemente alle scelte del Governo, nella Direttiva 2011, tra le priorità politiche si trova la seguente”Favorire la cultura del merito a tutti i livelli del sistema scolastico”. Ne derivano i seguenti obiettivi strategici: Valorizzare il merito e sostenere le attività di formazione del personale della scuola e Valorizzare l’autonomia delle istituzioni scolastiche e della relativa
Governance.
Altra priorità politica è “Contenimento della spesa attraverso la riduzione degli organici, allineamento agli indicatori europei”. Gli obiettivi strategici collegati sono; “Riorganizzare tutti gli ordini e i gradi di scuola, sostenere i processi di innovazione nella didattica e razionalizzare gli organici del personale della scuola, proseguire le attività del Piano Programmatico, compresi gi interventi normativi attuativi dei processi di riorganizzazione e riordino e le attività
per l’ordinato avvio dell’anno scolastico” e “Garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico, assicurando il raggiungimento degli obiettivi di razionalizzazione della spesa”.
Dunque, la prima cosa da notare è che, mentre lo stesso testo della Riforma Brunetta rinvia, direi giustamente, ad ulteriori provvedimenti normativi la fattibilità del sistema improntato sulla definizione e valutazione della Performance nel sistema scolastico, il Ministro Gelmini, nel documento più importante sulla programmazione dell’azione amministrativa, si riappropria dell’ambito della valutazione e valorizzazione del merito del personale scolastico. Per poter dare concretezza alle previsioni del testo normativo riformatore – il d.lgs. n. 150/2009 -, non si può prescindere dalla necessità di colmare i vuoti dell’ordinamento scolastico. Mi riferisco, ancora una volta, al mancato riordino degli organi collegiali e alla mancata definizione dello stato giuridico dei docenti. Siamo molto lontani dall’ attuare l’art. 21 della legge Bassanini e già corriamo a colmare un vuoto con una pezza di rattoppo!
Più che dell’attuazione della Riforma sembra trattarsi di un intervento forzato sul sistema delle prestazioni dei docenti.
Questo elemento “estraneo” sembra fare da presupposto e da spalla ad ulteriori e continui interventi di razionalizzazione, si fa per dire, della spesa.
Se questo è lo scenario di sfondo all’azione amministrativa del sistema di istruzione, ancora più preoccupante è il disegno di una dirigenza scolastica sempre più impegnata sul versante di una gestione aggrappata al risparmio più che al raggiungimento del successo scolastico degli studenti. E non potrebbe essere altrimenti solo se si pensa che ad una comunità d’apprendimento come la scuola si applica la normativa della direzione provinciale del lavoro, dell’Agenzia delle entrate, dell’imprenditore, ecc. ecc. ecc…….
E pensare che a scuola ci sono i ragazzi. Non si può pensare che la scuola funzioni come un ufficio pubblico qualsiasi. Non può il dirigente scolastico essere un dirigente pubblico incastrato nella filiera di obiettivi di gestione, quando dovrebbe, più di ogni altra cosa, intervenire sulla qualità dei processi formativi, lasciando ad altri, per esempio ad articolazioni dell’amministrazione di cui la scuola è organo, gli adempimenti burocratici più strutturati. Come avviene in Francia, in Germania, in Spagna.
Ma torniamo a quello che ci aspetta nei prossimi mesi. L’evento che sta coinvolgendo migliaia di docenti è il concorso per il reclutamento di un numero elevato, più di 2000, di dirigenti scolastici. La corsa a questa posizione è l’unico sbocco ad una carriera impietrita. Nessuna funzione pubblica è così bloccata come quella dell’insegnante. Nessun Paese al mondo recluta i propri capi d’istituto con un sistema così lontano dalla missione dell’istituzione scolastica. Si applicano le regole del reclutamento dei funzionari pubblici ad un mestiere che nasce e cresce in modo diverso in ogni scuola. Non a caso nei Paesi europei i capi d’istituto (mi piace chiamarli così) sono scelti all’interno del corpo docente della scuola. In Francia, addirittura, nella scuola primaria, mantiene lo status di insegnante ma può essere esonerato totalmente o parzialmente dall’insegnamento in base al numero di classi che gestisce. Beneficia di una dispensa parziale se ha la responsabilità. In Germania, generalmente, si propongono per la qualifica di capo di istituto i docenti che hanno acquisito esperienza in qualità di vice capo di istituto e che, quindi, sono esperti della funzione direttiva.
È quasi disarmante la semplicità e la pragmaticità dei nostri vicini d’oltralpe. Abbiamo creato un mostro ed ora occorre rimediare, rimediare, rimediare. Creeremo una super-dirigenza attribuendo in reggenza le scuole che non hanno più di 500 alunni e così dovremo reinventare qualcuno che si occupi della scuola vera, un direttore didattico….”

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