Anno nuovo, problemi antichi: una scuola stagnante

Rispetto a un anno fa è cambiato il governo, è cambiato il ministro, è cambiato il top management del Miur, ma la scuola è rimasta la stessa.

E’ vero che i processi di cambiamento in un mastodontico apparato istituzionale e organizzativo come è quello della scuola italiana sono necessariamente lenti, ma l’impressione è che tutte le principali anomalie strutturali che lo caratterizzano – e questo a prescindere dall’attività dell’attuale Governo – siano rimaste invariate: da una condizione dell’edilizia scolastica mediamente di bassa qualità con punte di fatiscenza a quella di un personale docente invecchiato, con una eccessiva mobilità territoriale e nessuna mobilità professionale; da un’autonomia delle istituzioni scolastiche concepita come un generalizzato ‘fai da te’ e bloccata dal sottofinanziamento alla persistenza di fenomeni come l’alto tasso di dispersione e di giovani NEET (Not in Employment, Education and Training).

Se a questo si aggiungono altri fattori che accrescono l’immobilismo come il blocco pluriennale dei contratti e delle retribuzioni e la perdurante, totale assenza di politiche della formazione in servizio collegate all’innovazione, la sensazione complessiva è quella di una scuola stagnante, che va avanti per spinta inerziale.

Il contesto politico, malgrado l‘effervescenza del ministro Carrozza e la buona notizia dell’aumento del budget dell’istruzione dopo anni di tagli, non è tale da suscitare ottimismo: per un mondo come quello della scuola che richiederebbe strategie di medio-lungo periodo le incertezze che circondano la stessa durata del governo restringono la prospettiva del cambiamento/miglioramento, spingendo la scuola a guardare all’oggi più che al domani, in contrasto con quella che dovrebbe essere la sua naturale vocazione.

Tuttoscuola.com

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