Un’altra vittoria delle operaie dell’Omsa: la “Coop non venderà più calze made in Serbia”

Tutto è iniziato su Facebook, il passaparola ha conquistato il popolo della rete che ha poi deciso di boicottare i prodotti della Omsa. Ma facciamo un passo indietro: il marchio di Faenza ha deciso, come ormai fanno quasi tutti i grossi gruppi, di delocalizzare la produzione spostando gli stabilimenti in Serbia. Questo inevitabilmente causerà il licenziamento collettivo di tutte le operaie attualmente impegnate nella produzione italiana. Queste donne hanno spiazzato tutti, anzichè iniziare a piangersi addosso si sono mobilitate, prima sul social-network, poi sui giornali e poi grazie alle ospitate TV sono riuscite a conquistare l’opinione pubblica che le ha comprese e ha deciso di non comprare le calze che arrecano quel marchio e che non saranno più prodotte in Italia.
La mobilitazione e il passaparola fra le donne è stato talmente capillare al punto tale che le pagine aperte su Facebook (“Boicotta Omsa”, “Mai più Omsa” e “A piedi nudi! Io non compro Omsa e Golden Lady finché non riassumono”) continuano quotidianamente a registrare adesioni.
Dopo questa grande alzata di scudi anche la coop (forse perchè rischia di ritrovarsi i magazzini zeppi di calze invendute) attraverso il vicepresidente di Coop Adriatica Giovanni Monti ha dichiarato al quotidiano online Ravenna&dintorni: “A livello formale è possibile che Coop non accetti più come fornitore chi decide di delocalizzare a discapito del territorio. Per i prodotti non alimentari – specifica – gli accordi con i fornitori sono presi da Coop Italia. Certo è una decisione politica che richiede di essere ponderata con cautela e mediata dalle istituzioni locali, anche perché coinvolgerebbe non solo un supermercato, ma tutto il sistema Coop”.

A questo punto ci chiediamo: come mai 300 donne sono riuscite a fare tutto questo rumore e 10mila docenti in esubero (fra loro circa la metà donne) non riescono a far sentire la propria voce? Perchè i media non concedono a questi lavoratori lo stesso spazio concesso alle lavoratrici Omsa? Esiste forse un “razzismo” mediatico? O la qualità dell’Istruzione in questo Paese non interessa più a nessuno?

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