Carcere e ristorazione, un binomio ormai indissolubile

Carcere e ristorazione, un binomio sempre più forte. Dopo le prime esperienze pilota oggi diventate realtà importanti, come il carcere di Opera e quello dei Tre Palazzi di Padova, l’enogastronomia è diventata più un mezzo di “evasione” e di rieducazione per i detenuti. Ne parla oggi su Avvenire Giovanni Ruggiero con un bel servizio dal carcere di Volterra dove ogni mese apre il ristorante “Mille sbarre” allestito in una cappella: con 35 euro si può mangiare e contribuire al progetto “Il cuore si scioglie” per le adozioni a distanza. Gli chef sono i detenuti, che si dilettano con costolette aromatizzate con spezie e caffè e dessert con mele e cannella. (Nella foto un’immagine di Davide Dutto dal progetto Sapori reclusi al carcere di Alessandria) Sempre su Avvenire la presentazione di un altro progetto che accoglie ex detenuti e disabili: gli Orti etici a San Piero di Grado (Pisa). Si tratta di una produzione orticola di alto livello, realizzata da persone svantaggiate, e distribuita attraverso la rete dei Gas (Gruppi di acquisto solidale): il ricavato delle vendite rende sostenibile l’intero progetto. Invece domani, sfidando il maltempo, continuerà la distribuzione delle reticelle di arance rosse della salute da parte dei volontari dell’Airc. In Piemonte saranno disponibili 50mila reticelle.

via Club di Papillon

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