Con la “legge del Fare” passa la norma che “salva” i piccoli essiccatoi di cereali delle aziende agricole. Coldiretti: “Così il buon senso vince sulla burocrazia”

VERCELLI/BIELLA, 13 agosto – Il Dl Fare “pone un freno a regole assurde e salva molti risicoltori dal dover provvedere a interventi insostenibili”. Lo annuncia Coldiretti Vercelli Biella alla luce dell’approvazione definitiva del decreto voluto dal governo Letta e convertito in legge dopo il via libera definitivo dei due rami parlamentari.
Tra le semplificazioni adottate dal decreto vi è l’esenzione dalla messa a norma per per gli impianti di essiccazione di materiali vegetali alimentati a biomasse, biodiesel e gasolio (fino a 1 MW), o a metano, GPL e biogas (fino a 3MW): un provvedimento che, come chiesto da Coldiretti “salva i piccoli impianti, che sono così in gran parte esentati. E’ un intervento che sa coniugare la sensibilità ambientale ad una necessaria sburocratizzazione del sistema”.

Un provvedimento “che arriva dopo la particolare attenzione prestata da Coldiretti al problema, che è stato più volte sollevato e ribadito ad ogni livello istituzionale” come sottolineano il presidente e il direttore della federazione interprovinciale di Vercelli-Biella, Paolo Dellarole e Marco Chiesa.
Le precedenti norme, infatti, prevedevano che tutti gli impianti che producono emissioni in atmosfera debbano essere autorizzati, previa verifica del rispetto di determinati parametri.
“Il problema  era costituito dal fatto che esse prescindevano dalla tipologia e dalle dimensioni di questi impianti e, quindi, non si teneva debitamente conto delle specifiche esigenze e caratteristiche degli essiccatoi agricoli: in pratica, i piccoli impianti agricoli, che funzionano per un periodo molto limitato dell’anno (i pochi giorni immediatamente successivi alla raccolta dei cereali) erano sinora equiparati ai a grandi impianti industriali che funzionano per 365 giorni all’anno con un impatto sicuramente diverso dal punto di vista ambientale anche per natura e tipologia delle polveri. Gli essicatoi agricoli – giova ancora ripeterlo – sono infatti, attrezzature con ridotte dimensioni, collocate per la quasi totalità in aperta campagna e le cui polveri consistono essenzialmente in particelle organiche derivate dalle granaglie di cereali Ciò, ovviamente, non esenta dal  regolamentare correttamente le emissioni di polveri di quegli impianti anche se di ridotte dimensioni che operano all’interno dei centri abitati o in prossimità di abitazioni civili onde evitare potenziali disagi agli altri abitanti”.

Senza il provvedimento del Governo, come detto, “si sarebbe posta a rischio la sopravvivenza stessa delle nostre imprese cerealicole, e risicole in primis, già costrette ad affrontare un confronto molto difficile con l’attuale altalena dei mercati”.
La messa a norma degli essiccatoi agricoli, infatti, si sarebbe rivelata “difficilmente attuabile” per le imprese agricole se non a costi sostenibili dalle stesse (pari anche a 3 o 4 volte il valore dell’impianto stesso).
Una problematica, inoltre, che non sarebbe rimasta circoscritta a strutture datate: perfino gli impianti di recente concezione e giunti sul mercato in anni recenti, infatti, non risultavano nella maggior parte dei casi in grado di rispettare i dettami delle precedenti normative.

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