Mida Precari – L’Etica professionale docente. Esiste ancora?

Da un anno a questa parte ci siamo poste il problema dell’esistenza dell’etica professionale docente. Tale riflessione è nata da alcune azioni portate avanti, in modo vergognoso, da docenti universitari, azioni atte a ledere la dignità lavorativa e professionale di altri “colleghi”, verso i quali dovrebbero avere quantomeno un obbligo morale. Il codice etico è una promessa, un tener fede ad un impegno, è un giuramento con il quale ci si impegna a “fare” ancor prima di accedere alla professione; difatti si giura prima dell’ingresso alla professione, esattamente come ci ricorda il Giuramento di Ippocrate : “Giuro che….adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto”. Tale giuramento, che ha segnato la storia perché nato con la prima SCUOLA medica, mette in risalto anche il ruolo dell’educatore, del docente, del maestro. L’obiettivo di un docente, di qualunque ordine e grado, è quello di formare, di “salvare tutti al massimo delle proprie forze e conoscenze”. In base alle regole morali, l’entrata nella professione significa entrare nella stessa famiglia con vincolo di solidarietà ( aiutare in base alle proprie forze e al proprio giudizio). Chi ha il potere è messo in una condizione di superiorità e il potere non deve in alcun modo condurre all’abuso e bisogna quindi porsi dei limiti.
I docenti sopra citati non hanno dimostrato né etica professionale, né amore per il proprio lavoro, né solidarietà, perché, invece di difendere o almeno porsi “super partes”, si sono schierati contro una categoria alla quale loro stessi appartengono, cercando di lederla e osteggiarla abusando del potere assoluto dato alle università (ben premesso che il codice etico non è giuridico e non ha regole tecniche nell’istituzione della professione che viene svolta).
Nel nostro lavoro la conoscenza serve per istruire gli altri, istruendo gli altri si dovrebbe provare il piacere della condivisione, i docenti universitari e non che si oppongono al nostro percorso, dimostrano di non essere in possesso nemmeno di quel bellissimo sentimento chiamato dai greci “elemosine”, ovvero condivisione del proprio sapere, come ci ricorda lo stesso Platone nel “mito della caverna”.
Chi non è in possesso di questo sentimento non potrà mai essere un bravo “maestro”. Il potere distrugge la “maestria del maestro” ci auguriamo, quindi, che venga levato il potere alle università che, come facevano i sofisti, usano il loro “sapere” per chi ha il denaro e auspichiamo per il futuro che ci siano “maestri” come Socrate disposti a formare tutti indipendentemente dalla propria condizione economica ma, si sa…, Socrate venne ucciso dalle leggi (suicidandosi con la cicuta), stessa sorte toccata a coloro i quali, nel Mito della caverna, tornarono all’interno di essa per portare la conoscenza. Chissà che nel 2013 le cose non vadano in modo differente.

Saluti precari

Le coordinatrici Mida Precari

Sigillò, Veltri, Gasparretti.

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