politico o sindacalista?

La possibile vittoria dell’Unione data dai sondaggi, sta facendo affilare le armi a chi in questi anni ha fatto solo sindacato: la CGIL. In altri tempi e con altri governi era abituata a scrivere le leggi assieme ai politici e spesso non proprio favorevoli ai suoi iscritti, in cambio gli era dato più di un contentino: gestione fondi pensione (13 miliardi di euro annui), corsi vari, cooperative, incarichi in commissione e tutto ciò che serviva per acquisire prestigio e potere. Ricordiamo alcune delle famose leggi varate con il loro consenso: Riforma delle pensioni Dini; la liberalizzazione del TFR; legge Treu; riforma della scuola Berlinguer. Leggi che hanno massacrato lo stato sociale e hanno creato mostri come i CO.CO.CO. Cooperative di servizi varie (5 euro all’ora per gli addetti), il famoso concorsaccio partorito assieme a quell’asino di Berlinguer, per gli insegnanti e altre porcherie simili. In quel tempo per fortuna c’era chi si era opposto alla politica consociativa e aveva fatto realmente sindacato sul campo: I COBAS.  Lo scenario di un possibile cambio d’esecutivo, ha fatto si che quel sindacato amico della sinistra, ma non di tutta per fortuna, uscisse allo scoperto, attraverso il suo segretario Epifani offre al nuovo governo un “accordo di legislatura” che prevede a dire il vero alcuni spunti interessanti come l’abrogazione della riforma Moratti, la cancellazione della legge 30, un ripristino della giustizia fiscale e altre leggi che sono state contestatissime dai lavoratori. Non v’è dubbio da parte di nessuno che le richieste della CGIL sono legittime e contengono un giusto fondamento peccato che somiglino ad uno spot propagandistico a favore dell’Unione con il possibile rischio di ritrovarci a dovere capire in quale posizione si schiera il sindacato più rappresentativo d’Italia: a favore dei lavoratori o dei palazzi del potere?

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