Autonomia scolastica – Viva la “Scuola Azienda”, abbasso la “Scuola Azienda”

Gentile direttore,

come ogni anno in questo periodo sui quotidiani locali sono riportati il numero degli iscritti, nelle classi prime, per gli istituti di scuola secondaria superiore.
Si resta francamente stupiti nel leggere le dichiarazioni dei dirigenti scolastici che giustificano eventuali cali o improbabili successi.
Occorre rendersi conto che le iscrizioni, non sono in alcun modo governate o indirizzate e la casualità che regna non è utile allo sviluppo della provincia.

La competizione è dovuta in buona parte all’autonomia scolastica, che ha il merito di portare vicino ai territori la gestione delle scuole, e in un’epoca di repentine trasformazioni, quali quella che viviamo, non può più essere affidata ad un funzionario statale, per intenderci il vecchio preside, che applicava burocraticamente le direttive del ministero.

Purtroppo l’autonomia, oltre i benefici porta anche qualche difetto come la competizione sugli iscritti; infatti nel pensiero comune più studenti hai migliore è la tua scuola e maggiori finanziamenti ci saranno. A tal proposito sarebbe illuminante osservare con occhio critico la manifestazione “Versus”, organizzata dalla provincia con la collaborazione degli istituti, nella quale ogni scuola mostra le proprie meraviglie; saranno poi promesse mantenute o rappresentano in molti casi specchietti per le allodole (leggi studenti)?

A proposito degli iscritti e della competizione tra le scuole potrebbe essere utile riflettere su alcune questioni come quelle che seguono:
1. Il biellese ha bisogno di tutti quegli iscritti, 220 +18%, all’alberghiero in continua crescita negli ultimi anni?
2. Il numero di periti industriali, che tanto hanno dato alle industrie locali in un passato non molto lontano, che tra cinque anni usciranno dall’ITIS, saranno sufficienti al territorio?
3. È utile che non ci siano le classi prime dell’unico professionale del biellese ai servizi socio sanitari, quello di Mosso?
4. Serve ad un territorio di montagna che una sua scuola, il commerciale di Mosso non abbia le classi prime e quindi sia a rischio di chiusura?
5. Ha senso che il professionale “G. ferraris”, che ha sempre accolto un utenza “debole” e in alcuni casi “difficile” dando risposte, spesso di tenuta sociale al territorio e ai propri studenti, con un’inserimento corretto e professionale, abbia una sola classe prima.
6. Hanno senso l’elevato numero degli iscritti presso i salesiani di Vigliano nei vari corsi di formazione finanziati con fondi pubblici?
7. Una scuola con molti studenti è una scuola con una didattica di qualità?

Avere molti qualificati e diplomati in indirizzi che non soddisfano alle esigenze del territorio potrebbe voler dire, in futuro, dover spendere ulteriore denaro per fornirli delle competenze di cui avranno bisogno.

Già oggi in questo territorio ci sono sprechi di denaro inconciliabili con il periodo di crisi che stiamo attraversando, è il caso ad esempio dell’istituto professionale “G. Ferraris” dove per via di una delibera regionale, il corso moda e il corso grafico non sono stati attivati.
Nel corso moda ci sono docenti che ricevono lo stipendio dallo stato ma che non hanno le classi in cui insegnare e restano a disposizione della scuola mentre è stato attivato un corso analogo presso Città Studi dove si pagano altri docenti.

In quanto a sprechi si pensi al proliferare di centri di formazione professionale, diversi, negli anni passati, i fallimenti che li hanno interessati, ebbene questi centri attivano i laboratori, creando spesso doppioni di strutture già presenti nel territorio. Si pensi ad esempio al laboratorio di meccanica allestito, solo pochi anni fa, dall’IPSIA “Ferraris” con il finanziamento indispensabile della Fondazione Cassa di risparmio di Biella, e che oggi con la riduzione degli allievi è sotto utilizzato, analoghi laboratori sono presenti presso l’ITIS nonché presso i salesiani di Vigliano.

Insomma molti i motivi che dovrebbero spingere i diversi soggetti del territorio, ad esempio la provincia, le scuole, le associazioni di categoria che non trovano le competenze di cui necessitano, ad occuparsi di iscrizioni scolastiche, la speranza e che questo documento possa contribuire ad una riflessione che vada in questo senso.

Prof. Antonello Papa

Twitter @liboriobutera

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