Gli italiani sono sempre più poveri

Italia sempre più povera: un quarto della popolazione fatica ad arrivare alla fine del mese, 800mila donne hanno smesso di lavorare perché diventate madri e oltre 2milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non lavorano. La fotografia del rapporto annuale Istat dà un’immagine impietosa del Paese reale che oggi si conquista le prime pagine di tutti i quotidiani. Sul Corriere della Sera si legge l’analisi del ministro Renato Brunetta secondo cui a pagare il prezzo più alto sono stati i commercianti; i pensionati e dipendenti non avrebbero perso potere d’acquisto, mentre il problema giovani è un dato strutturale (e quindi irrisolvibile?).

L’intervento più acuto è senz’altro quello del direttore della Stampa Mario Calabresi che riparte proprio dai giovani: “Si gonfia il numero dei giovani che non trovano lavoro e passano le loro giornate tra il divano della casa dei genitori, il computer e l’aperitivo in piazza”, disoccupati di lusso “che hanno una laurea, un master e parlano almeno due lingue”. Manca però una risposta della politica: “Chi ci governa dovrebbe alzarsi ogni mattina proponendo una soluzione – continua Calabresi – cercando di far ripartire il mercato del lavoro, cercando di creare nuove opportunità e investendo nella scuola e nella formazione”. Sono cose così banali – scrive Calabresi – che non andrebbero neppure dette: “Sarebbe come se qualcuno cominciasse a ricordare che la terra con i semi appena piantati va bagnata ogni giorno perché da lì nasceranno i fiori e le piante, che se le lasciamo seccare non avremo nessun raccolto futuro”. (La politica è allo sbando perché manca una visione, appunto. E chi è al potere, a qualsiasi livello, non solo amministrativo, chiude di fatto le porte al nuovo. E’ la mentalità egoista di questi nostri anni ad essere bacata alla radice).

via Club di Papillon


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