CONCORSO PER LA SCUOLA E TUTELA DEI DIRITTI PER I PRECARI

Rallentare l’assunzione del personale precario inserito in GM e GaE, attraverso l’indizione di un concorso da cui deriverà il protrarsi all’infinito del doppio canale significa da un lato, ostacolare la concretizzazione del diritto, sancito dalla legge, alla stabilizzazione del rapporto di lavoro di tutti i docenti inseriti in GaE e dall’altro, illudere tutte le giovani leve che aspirano all’insegnamento.

Ostacolare un diritto, oltre ad essere contro la legge e la coscienza, e’ contro l’interesse di tutti.

Lo Stato assolva il suo debito con i precari, come sancito dalla legge: “il personale docente ed educativo incluso nelle graduatorie ad esaurimento previste dall’art. 1, c. 605, lett. C della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e il personale ATA inserito nelle graduatorie permanenti di cui all’art. 554 del decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297, nonché nelle graduatorie provinciali ad esaurimento di cui ai DD. MM. 19 aprile 2001, n. 75 n. 35 del 24 marzo 2004 ha titolo alla graduale immissione in ruolo sui posti annualmente disponibili e autorizzati”.

D’altra parte, l’art. 400, comma 1 del DL 16/04/1994 n.297 (Testo Unico) recita: “I concorsi per titoli ed esami sono indetti su base regionale con frequenza triennale”.

Ma se per 13 anni questa indicazione del TU non è neppure stata presa in considerazione, è segno che lo Stato non ha l’obbligo di bandire i concorsi, soprattutto se non sussistono le condizioni.

L’obbligo, invece, è quello di assorbire le GaE e risolvere il problema del precariato.
Il ministro stesso aveva dichiarato di voler modificare il TU sulla ripartizione della percentuale dei ruoli da attribuire tra GaE e concorsi, proprio per dare una risposta a questo problema. Speriamo solo che voglia mantenere la parola, se non in questa occasione, magari alla prossima…

I prossimi abilitati con i TFA vanno in seconda fascia GI e lì aspettano il proprio turno. Se la Gelmini ha voluto (senza che nessuno potesse impedirlo) slegare l’abilitazione dal reclutamento, ciò non vuol dire che senza i requisiti necessari, come, ad es., lo scorrimento delle graduatorie, si possa riattivare la procedura concorsuale.

Per questi motivi il concorso dev’essere bandito SOLO su classi con GM e GaE esaurite, cioè prive di aspiranti. Altrimenti tutta l’Italia deve sapere che si sta compiendo l’ennesima, ingiusta nefandezza ai danni del precariato sotto l’indifferenza e il cinismo della nostra classe politica.

Questo concorso rischia di sortire l’effetto di far perdurare il doppio canale all’infinito e nient’altro.

Occorre, infatti, dare certezza a chi è già inserito nelle graduatorie di poter essere assunto attraverso un regolare turnover e a chi aspira ad abilitarsi di poterlo fare senza ledere i diritti altrui.

Il concorso va bandito laddove vi siano GaE e GM esaurite, poiché è doveroso da parte dello Stato dare una risposta innanzitutto a coloro i quali svolgono servizio nella scuola dal 1999 ad oggi senza aver mai avuto la possibilità di entrare in ruolo.

Come si fa a dire di voler assorbire il precariato, senza un piano di immissioni adatto a tale scopo, e poi bandire un nuovo concorso che rischia seriamente di produrre un’inesauribile doppia lista di attesa?

Per quale motivo chi ha conseguito l’idoneità nel 1999 dovrebbe rinunciare per sempre al ruolo, dopo essere stato sfruttato per anni con le supplenze?

Non è di certo colpa sua se dal ’99 ad oggi i concorsi non sono stati più banditi, ma delle scelte scellerate dei Governi che si sono succeduti.

Lo Stato ha innanzitutto un debito da assolvere con i precari “storici”.

Non dirlo è solo un’offesa alla legge e al buon senso.

Non siamo contrari al concorso in sè come procedura per la selezione di docenti “giovani”, “capaci” e “meritevoli”.

Siamo contrari all’indizione di un concorso su insegnamenti con GaE strapiene, che significa al contempo togliere posti di ruolo ai precari in attesa e istituire un eterno doppio canale che non garantisce nulla a nessuno.

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