Ciò che sta accadendo in questi giorni può definirsi al tempo stesso agghiacciante e grottesco

Da più di due anni stiamo combattendo una battaglia per il riconoscimento effettivo del valore di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria del Diploma di Maturità Magistrale.
Una battaglia partita in sordina, che, all’inizio tutti davano per persa, “inebriati e confusi” dalle false affermazioni che il Ministero, di concerto con le più importanti sigle sindacali, hanno per oltre tredici anni diffuso, nascondendo la verità.
Ma la verità, esistente da sempre, è venuta a galla. Il paziente lavoro di ricerca delle fonti normative e della giurisprudenza – svolta in particolare da ADIDA, CUB Scuola e SISA – ha portato alla luce l’unica verità possibile, quella stabilita dalle Norme del Diritto e non quella inventata con acrobazie di fantasia da abili Funzionari ministeriali e concertata con i sindacati.

La verità, nero su bianco, è quella che troviamo nell’art. 197 comma 1 del testo unico della scuola e nell’art. 15 comma 7 del DPR 323 del 1998, i quali sanciscono, in un italiano impeccabile, che solo chi si ostina a non voler capire – o nasconde interessi per non farlo – non capisce, che il diploma di maturità magistrale, conseguito al termine dei corsi di istituto magistrale iniziati entro l’anno scolastico 1997-98, conserva in via permanente il valore di abilitazione all’insegnamento nella scuola elementare/primaria. Una verità che trova riscontro anche nella Giurisprudenza attraverso una Sentenza della Corte Costituzionale del 1997 che senza mezze misure afferma che il diploma di maturità magistrale è “in sé” abilitante, a prescindere dai concorsi a cattedra. Così come nello stesso CCNL mobilità della scuola statale 2012.
Abbiamo messo in evidenza anche il fatto che nessun concorso a cattedra ha mai avuto funzione di abilitazione all’insegnamento, testi alla mano. Abbiamo denunciato il fatto che Ministero e sindacati abbiano per anni fatto troppo facilmente confusione tra l’abilitazione e le procedure di reclutamento nella scuola statale.
Ebbene, per tutta risposta, con il DM 249 del 2010 – istitutivo dei percorsi TFA – il Ministero ha voluto stravolgere, con un atto meramente amministrativo, la Giurisprudenza, istituendo con l’art. 15 comma 16 percorsi per i diplomati magistrale finalizzati a conseguire (nuovamente) l’ “abilitazione”. Paradossale e grottesco tentativo di modificare con una norma di rango inferiore una Fonte primaria. Peraltro in modo retroattivo.
Abbiamo avviato quindi, attraverso le varie Organizzazioni, tutta una serie di ricorsi presso il TAR del Lazio finalizzati a tutelare il valore abilitante del titolo. Di questa “anomalia”, forse un po’ tardivamente – ma meglio tardi che mai – sembrò accorgersene anche il sindacato ANIEF annunciando, a sua volta, ricorsi a tutela dei diplomati magistrale.

Nessuna presa di posizione, invece, dai sindacati “maggiori”, con l’unica eccezione della CISL che in un intervento diffuso a mezzo stampa indicava come “infondati” i ricorsi presentati, annunciando, nel contempo, di essere da sempre sostenitore del valore abilitante del diploma magistrale. Peccato che a queste ultime belle parole non siano mai seguiti i fatti e la CISL non abbia mosso un dito a tutela dei diplomati magistrale, nemmeno, come vedremo più avanti, quando è stato messo in discussione il loro operato anche nella scuola paritaria.
Il Ministero con un atto di arroganza mai vista prima, anche di fronte all’evidenza della Legge, ha però deciso di non demordere, anzi ha voluto rincarare la dose, annunciando attraverso le bozze di modifica del DM 249/2010 al CNPI, dopo aver in precedenza dichiarato con nota pubblica che il dettato del DM 249/2010 non intendeva modificare la pregressa normativa e faceva salvo il diritto dei docenti diplomati di insegnare a tempo indeterminato nelle scuole paritarie, di voler negare il valore di abilitazione del diploma magistrale anche agli insegnanti che lavorano nella scuola paritaria, mettendo così in discussione anche l’esistenza stessa delle molte scuole paritarie che da sempre offrono un servizio pubblico al Paese.

A questo punto è sceso in campo il SINASCA (SIndacato dei dipendenti della scuola Cattolica) che, con una nota estremamente circostanziata e precisa dal punto di vista giuridico, ha sottolineato il valore abilitante del diploma ed il fatto che mai prima d’ora, nella storia della Repubblica, era stato messo in discussione il valore di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria del diploma di maturità magistrale e che i concorsi e corsi ex DM 85/2005 non hanno mai avuto alcuna funzione abilitante e non sono mai stati ritenuti indispensabili all’insegnamento nella scuola paritaria, al punto che non costituiscono nemmeno titolo valutabile nelle graduatorie interne come stabilito dai contratti vigenti. Denunciando il grave rischio derivante dalla negazione del valore abilitante del diploma da parte del Ministero.
All’intervento del SINASCA ha fatto seguito l’interrogazione presentata in VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati dall’On. Ciccanti (UDC) nella quale veniva chiesto al Ministro quale azioni intendesse mettere in atto a tutela dei diritti acquisiti dai diplomati magistrale.

I rappresentanti del Coordinamento Nazionale Diplomati Magistrale, grazie all’interessamento dell’On. Zazzera (IDV), sono stati nel frattempo convocati in audizione informale presso la stessa VII Commissione e nell’occasione ha presentato una particolareggiata ed esaustiva documentazione sul valore abilitante del diploma magistrale e sulla serie di discriminazioni subite nel corso di tredici anni.
La stessa Presidente della VII Commissione, On. Ghizzoni (PD), ha preso atto della fondatezza delle ragioni presentate sottoscrivendo a sua volta l’interrogazione presentata dall’On. Ciccanti.
La risposta presentata in VII Commissione dal rappresentante del Ministero, dott. Marco Rossi Doria, è stata assolutamente evasiva ed ha glissato sul nocciolo della questione, ovvero sul fatto che il Ministero continui, senza vergogna, a violare quanto sancito dal testo unico e dal DPR 323/1998, negando, senza fondamenti giuridici, il valore di abilitazione all’insegnamento del titolo.

La stessa Presidente On. Ghizzoni si è detta insoddisfatta della risposta ricevuta, che non coglie nel merito la problematica esposta.
Appare quindi fin troppo evidente che la posizione da noi sostenuta non è certo priva di fondamento, come qualcuno l’aveva definita, sempre che non si voglia mettere in discussione anche l’autorevolezza degli Onorevoli Deputati che hanno chiesto di vederci chiaro.
Per ultimo, il Ministero, dimostrando ancora una volta la propria arroganza ha attivato, dopo tredici anni di violazione dell’art. 401 del testo unico – che prevede i concorsi a cattedra con cadenza triennale – un nuovo concorso a cattedra relegando, ancora una volta, i diplomati magistrale nella categoria dei “non abilitati”.
A questo punto l’unica domanda che può sorgere è la seguente: quali sono gli interessi così forti da far sì che di fonte all’evidenza normativa e di fronte all’interrogazione presentata da due Deputati del Parlamento – tra i quali il Presidente della Commissione Cultura della Camera – il Ministero con ottusa arroganza continui a violare le Norme del Diritto ? Cosa nasconde tale atteggiamento ?

Ciò che stiamo chiedendo è il rispetto della Legge e del Diritto. Ciò che ci viene risposto è un muro di gomma ed omertà da parte del Ministero che continua, imperterrito, a violare il più elementare principio dei diritti acquisiti nascondendosi dietro ad un silenzio inquietante e, purtroppo, con la complicità di molti sindacati che, se sulla carta affermano di voler difendere i diritti dei lavoratori, nella realtà sembrano voler fare altro.
Ebbene, desideriamo essere chiari fino in fondo: non ci fermeremo. Impugneremo anche il concorso, così come abbiamo impugnato i corsi riabilitanti – normali o speciali – voluti dal DM 249/2010, ma stavolta non ci fermeremo all’azione in sede amministrativa. Se necessario ricorreremo alla Magistratura penale.

Nel frattempo, facciamo appello agli Onorevoli Membri del Parlamento, che credono nella forza del Diritto, di appoggiare la nostra battaglia. Che non è solo una battaglia per il diritto al lavoro ed al riconoscimento dei diritti acquisiti particolari, ma una battaglia di democrazia contro il principio che interessi di bottega o di cassa possano prevalere sulla Legge.
Non ci fermeremo. E’ una promessa.

Coordinamento Nazionale Diploma Magistrale.

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