Per l’ADI gli istituti professionali non devono essere statali e per i tecnici propone in modello inglese

Vi invitiamo alla lettura di un’interessante articolo che riporta la proposta dell’ADI circa la riforma degli istituti professionali e tecnici. Per i primi chiede il ritorno al modello classico prima che Fioroni vi mettesse mano, per i secondi chiede l’aumento delle attività laboratoriali, meno burocrazia ma il taglio del quinto anno.

Il ministro Carrozza ha sicuramente a cuore la drammatica questione della dispersione scolastica e dei NEET, di cui l’Italia vanta tristi primati, ma al di là delle buone intenzioni, occorre capire con quale politica intenda aggredire questo spreco enorme di risorse umane e materiali. Una politica efficace dovrebbe determinare una svolta radicale in tutta l’istruzione tecnica e professionale, per lungo tempo colonna portante della piccola e media impresa, ma progressivamente snaturata dai governi di entrambi gli schieramenti.
Il primo settore in cui intervenire è l’istruzione professionale, dove si registrano i maggiori fallimenti, con un’esplosiva concentrazione di ragazzi stranieri, di alunni disabili e di insegnanti precari. Occorre innanzitutto porre termine all’errore compiuto dal ministro Fioroni con la ristatalizzazione degli Istituti professionali, omologati ai tecnici e privati delle loro specificità. L’Adi sostiene che l’istruzione professionale statale sia abolita, come è avvenuto con successo nelle province autonome di Trento e Bolzano. Occorre dare spazio all’istruzione e formazione professionale regionale, IeFP. Gli istituti
statali dovrebbero essere riconvertiti in parte in Istituti tecnici, in parte in istituti di formazione professionale regionale, dove acquisire qualifiche triennali e diplomi quadriennali. La proposta per gli Istituti Tecnici è altrettanto radicale. L’Adi rivendica, pur con la dovuta gradualità, la creazione di istituti tecnici a statuto speciale, sul modello delle inglesi academies varate dal primo Blair, per rilanciare istituti secondari superiori dequalificati, collocati in aree deprivate. Le academies hanno avuto come riferimento le charter schools americane, oggi sostenute fortemente da Obama.
In entrambi i casi si tratta di scuole pubbliche, finanziate dallo Stato, ma liberate dai vincoli burocratici. Hanno autonomia di assunzione del personale e di organizzazione del curricolo, organi di governo con la partecipazione di sponsor (università, imprese, singoli filantropi, fondazioni a scopo educativo).
Il solo vincolo è una rigorosa rendicontazione dei risultati. Tali istituti dovrebbero articolarsi su 4 anni, con un orario settimanale fra le 36 e le 38 ore, e con una clausola inderogabile: un aumento delle attività laboratoriali, dell’alternanza scuolalavoro, nonchè una drastica riduzione nel 2° biennio delle materie di cultura generale a favore di quelle di specializzazione. Il percorso dovrebbe avere come sbocco naturale gli Its che dovrebbero diventare competitivi con i corsi di laurea breve. Ciò comporta la loro triennalizzazione, come avvenuto in Svizzera e in Germania.

ItaliaOggi

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