Ma cosa avranno mai oggi i lavoratori da festeggiare?

Nulla o poco più.
Il primo maggio, data storica per chi, con i propri sacrifici ed ideali di appartenenza alla nostra terra, ha contribuito a far crescere questo Paese, rischia di diventare la ricorrenza di soli pochi. Cioè degli sparuti sindacati (o parte di loro), sempre più trasformisti depretisiani e camaleontici per necessità personale, pur di incrementare i loro “segretissimi” bilanci.

Nel mentre, i lavoratori dovranno fare i conti con la moneta che non basta per arrivare a fine mese, soprattutto per le bollette più care e gli stipendi ridotti all’osso. Quasi quasi non ci si può permettere la pizza il sabato sera, anch’essa salata (meglio allora quella da asporto, almeno non si paga il coperto).

I giovani lavoratori hanno davanti una certa prospettiva impiegatizia, quale? Quella di occupare il proprio tempo a confrontarsi con il precariato, a causa di una società che tende a collocarli ai margini e con lauree meno spendibili.

Dunque questi lavoratori oggi hanno ben poco da festeggiare! Anche se occorre ricordare che senza di loro l’economia di questo Paese subirebbe un’arresto; ma ormai nessuno più ricorda ciò che fanno, nemmeno quelli che con i lavoratori ci campano… e parecchio!


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