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E’ l’Europa, baby

Dopo il sesso illustrato dagli esperti alle undicenni e ai ragazzini ini ini come un programma tutto piacere, aborto, profilattico e gravidanza intesa come malattia – aberrante surrogato che sta per amore eros e agape, dopo l’invito al libertinismo senza limiti e senza legami purché con la protezione, e prima si comincia meglio è, dopo che in alcuni paesi europei le adolescenti possono ottenere la pillola del giorno dopo chiedendola per sms, ecco realizzata la soluzione moderna in nome di quella promessa del diritto alla libertà fatta alle donne, la pillola Ru486.

L’aborto è sempre stato un compagno di dolore dell’umanità e delle donne in particolare, ma mai come oggi se ne è smarrita la qualità etica, diventando moralmente indifferente, seriale, universale, banale. La soluzione moderna funziona così: un medico ti dà in ospedale un veleno che puoi ingerire per espellere il bambino “indesiderato” che hai in grembo a casa tua, con dolore e rischi per la salute, nella più indifferente solitudine; del quale bambino non puoi sapere quando avverrà l’espulsione, se subito, se il giorno dopo, se in casa, se per strada, se al lavoro, se mentre dormi, devi solo aspettare.

Il tutto, perchè si realizzi il civile diritto di abortire con una procedura privata, un diritto alla privacy da esercitare in silenzio, senza rumore, senza disturbo, sole a percepire la distinzione tra una scelta di vita e una scelta di morte. Minimi rischi clinici pari ai massimi rischi di cultura e di senso della coscienza individuale e collettiva. Affinchè si realizzi la perdita della compassione, l’amore e la solidarietà di genere verso le donne. Affinchè si compia quella spregevole indifferenza verso la carnalità pulsante, respirante, anelante di vita, che è dono e mistero nel grembo di una donna. Affinchè avvenga finalmente l’etica nullista di questa civiltà europea, sfregiata dalla distruzione della vita, della famiglia, della maternità, del sesso, dell’amore coniugale, dell’educazione, della cultura e della cura.

Un tempo, quando nelle comunità c’era pericolo imminente di vita e occorreva mettersi in salvo, gli antichi codici di comportamento imponevano la regola del “Prima le donne e i bambini”, i quali andavano tutelati anzitutto in quanto riproduttrici di vita e simbolo di speranza. Oggi, è un orrore assistere a questo immondo modello emancipativo e fallimentare della donna, uno schifo senza speranza.


Liborio Butera:
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