LA CANCELLAZIONE DELL’UOMO

Di dighe ne sono già saltate molte. Avevamo imparato a conoscere la clonazione umana. Faremo lo stesso con la creazione di embrioni ibridi uomo-animale, entità a percentuale variabile di umanità. Identico divorzio fra umanità e linguaggio. Fra la ragione strumentale e la ragione come presa d’atto della struttura dell’essere, sia nella fisica naturale, sia al di là, cioè nella metafisica.

Non c’è riparo da questa desolante minaccia del materialismo scientifico se non si concepisce l’uomo come un essere che è contemporaneamente naturale e aperto all’assoluto. Il grande biochimico Erwin Chargaff disse che saremmo presto entrati in “un tempo in cui i cadaveri non verranno più seppelliti o bruciati ma saranno macellati in modo industriale perché contengono terribilmente tante sostanze pregiate”. Il biologo Richard Dawkins sottomette la vita a un lancinante riduzionismo. “Una madre è una macchina per la diffusione ottimale dei suoi geni, noi siamo delle macchine robotizzate da sopravvivenza, ciecamente programmate per la conservazione di quelle molecole egoiste che si chiamano geni”, scrive Dawkins. La vita va conservata solo perché è utile alla vita.

Il peggior nemico dell’uomo ha le fattezze del “riduzionismo biologico”, cioè la riduzione dell’unità umana ai suoi meri componenti. La vita sarebbe solo uno stato fisico e chimico. L’uomo, l’unico essere vivente che sappia cosa significhi creare, che conosca la relazione fra l’amore e la generazione, l’unico a chiamare “parenti” i membri della propria specie, e non “esemplari”, diventa la creatura di un altro uomo, una costruzione totalmente soggetta al suo creatore. Quando Sartre affermava che l’inferno erano gli altri, presupponeva che lo sguardo dell’uomo fosse sempre uno sguardo cartesiano, cioè una stretta oggettivizzazione di ciò su cui lo sguardo cade. È lo stesso sguardo della scienza riduzionistica che osserva solo come fenomeno ‘oggettivo’ ciò che per me è dolore. E’ la cancellazione dell’uomo.

Il miglior argomento contro l’utilitarismo dell’essere umano l’ha fornito Immanuel Kant. Egli sosteneva che il soggetto della libertà non è immaginabile come il risultato di processi naturali, non possiamo capire come il processo naturale possa produrre soggetti capaci di libertà. Non possiamo cioè stabilire un inizio, siamo obbligati a considerare tutto ciò che generiamo, al momento della generazione, come ‘persona umana’. E’ impossibile dire quando inizia il soggetto di libertà, da qui il rispetto assoluto di tutti gli esseri umani nascenti. Per questo è irrinunciabile l’editto di Blaise Pascal sull’uomo che supera infinitamente l’uomo. La natura fa emergere nell’uomo qualcosa che è più che natura: ‘nobilior’ diceva San Tommaso. L’uomo è l’essere nel quale la natura va oltre se stessa verso il di più, verso il totalmente altro, un pezzo divino. Alla domanda su “che cos’è un capodoglio”, la scienza sa rispondere con le caratteristiche in base alle quali identifica certi cetacei come capodogli. “Che cos’è l’uomo?”, invece, è un’insidia radicale che la lascia ammutolita.

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