scontro di civiltà!

Il caso delle vignette su Maometto (Pace su di Lui) sta dividendo non solo la politica, ma gli ambienti culturali ed ecclesiastiche dell’intera Europa. La questione si divide sul rispetto dei sentimenti religiosi altrui o la libertà di espressione della quale noi occidentali ci vantiamo. Non c’è dubbio che i simboli religiosi devono essere rispettati, rappresentano: la cultura, la fede, le origini di un popolo. L’indignazione del mondo musulmano la ritengo giusta, ma non comprendo l’efferatezza con il quale l’hanno voluta manifestare. In Iran, una grande manifestazione ha invaso dopo la preghiera del venerdì piazza Enghelab, sempre con toni assai accesi e invocazioni alla guerra santa. In Iraq, nella roccaforte sunnita di Falluja, manifestazione violenta con falò di prodotti danesi. In Egitto tremila manifestanti alla moschea Al Azhar, con tanto di lista stampata dei prodotti danesi da non comprare mai più. Manifestazioni simili si sono svolte anche in Giordania (dove è stato anche chiuso un giornale, e licenziato il direttore, perché aveva pubblicato una delle vignette), in Libano, in Marocco, Arabia Saudita, in Pakistan, e persino in Somalia e alle Maldive, mentre in tutte le moschee del mondo i predicatori hanno tuonato contro l’Occidente blasfemo e arrogante. Ma le proteste più imponenti si sono svolte ancora una volta a Gaza, nei Territori palestinesi, dove è stata Hamas a organizzare le manifestazioni, davvero oceaniche. Un vero e proprio scontro di civiltà, è bastata solo qualche vignetta per farlo esplodere. In questa situazione il pensiero va a chi in questi anni ha portato avanti una crociata personale contro “l’invasione” araba dell’Europa, al punto da ribattezzarla Eurabia: Oriana Fallaci.  Viene spontaneo chiedersi: e se avesse ragione? L’odiata giornalista/scrittrice sembra trovare, in qualche caso, qualche apertura proprio in quella sinistra che da sempre non gli ha risparmiato accuse, insulti e molte volte gli è stato augurata addirittura la morte. Tutto ciò evidenzia il rispetto della libertà di espressione, tanto cara quando serve. In questo clima surriscaldato non sono mancate le dichiarazioni contrastanti del mondo politico, Pisanu, non ha dubbi: «I simboli religiosi, di qualunque religione si parli, vanno rispettati e non possono essere oggetto di sarcasmo, satira o dileggio». Sul fronte opposto si schiera Calderoli, ministro della Lega, che, più ancora della libertà d’espressione, difende il diritto dell’Occidente a reagire contro le invadenze degli estremisti islamici. «Non possiamo stare a guardare e far finta di nulla – afferma, portando la sua solidarietà all’ambasciatore danese, le bandiere della cui nazione sono state calpestate a Najaf – occorre tagliare i finanziamenti ai Paesi che ci minacciano con il terrorismo, come la Palestina». Sulla linea interventista si colloca anche il giudice Dambruoso, ma per ragioni più propriamente laiche. «Bisogna respingere con fermezza le aggressioni violente di nicchie che non rispecchiano la maggioranza del mondo islamico», premette, spiegando che la libertà d’espressione non può essere imbavagliata: «Il disappunto e la protesta forte ci può stare; l’aggressione oscurantista mi sembra di no». Di questo avviso anche il ministro degli Esteri, Fini, e il segretario dei Ds, Fassino, secondo i quali bisogna difendere «l’intangibilità» della libertà di stampa, e a maggior ragione contro le manifestazioni di «fanatismo». Fermo restando, però, il senso di «responsabilità» di fronte al sentimento religioso altrui, e alle conseguenze che si possono provocare di questi tempi. In questo bailam si inserisce anche Sofri che chiede a tutta la stampa europea di pubblicare nello stesso giorno, in forma di protesta, le vignette incriminate.

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